ARRIGO BOITO LIBRETTISTA, TRA POESIA E MUSICA

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Artista dalle due anime, Arrigo Boito nella sua produzione ha unito il genio del poeta e quello del musicista. Non a caso, ancora giovanissimo studente del conservatorio di Milano, l’autore diede prova di sapersi esprimere sia con l’arte dei suoni sia con quella delle parole componendo Il quattro giugno e il ‘mistero’ Le sorelle d’Italia e, più tardi, dedicandosi al melodramma; genere assai in linea con il concetto scapigliato dell’«arte dell’avvenire», ovvero l’idea di un’arte che includesse in sé tutte le sue manifestazioni particolari, dalla musica alla poesia, dalla pittura alla danza, dalla scultura alla recitazione.
Il volume di Edoardo Buroni propone di analizzare la figura del Boito librettista, uno studio che si colloca inevitabilmente a cavaliere di più discipline: la linguistica, anzitutto, punto focale dell’analisi, ma anche la musicologia e la drammaturgia, senza le quali, come si vuol dimostrare, sarebbe impossibile o quanto meno limitante e parziale considerare gli stessi aspetti dello stile poetico dell’autore. Il risultato è un percorso guidato alla lettura analitica del testo verbale integrato che mette in luce le caratteristiche principali dell’estro linguistico di Boito sul piano fonomorfologico e morfosintattico, contraddistinto per una sempre maggiore evoluzione verso tratti più innovativi, dal gusto per le forme ricercate ed erudite all’estrema cura nel selezionare una forma in base al contesto. Quanto al lessico, invece, un rilievo del tutto speciale è riservato ai dantismi – voci come  attoscare (Mefistofele), dismaga (Amleto), grifagna (La Gioconda) – come numerosi sono anche i lasciti della tradizione petrarchesca e di quella cinquecentesca. L’apertura a varietà più innovative e insolite per la lirica italiana è testimoniata, invece, dall’ampia messe di voci che afferiscono a diversi registri e repertori: si spazia dai settorialismi, quali i termini marinareschi che compaiono ad esempio nella Gioconda e in Otello (amarra, artimone, brigantino, gomèna, palischermo, rostro), ai regionalismi e ai colloquialismi, spesso di matrice più propriamente comica, e infatti presenti soprattutto in Iràm e Falstaff o in passi particolarmente espressivi di altre opere (ciuschero, infardarsi, gotto, grullo, guindolo, scappolare, tanghero). D’accordo con le considerazioni di Massimo Arcangeli, l’opera di Buroni, dunque, mostra in maniera evidente la “coerenza anomala” che caratterizza la produzione boitiana, la sua costante e consapevole tensione tra ancoraggio al passato e volontà di battere nuove strade poetiche (e musicali).

COD: 746c255867b8 Categoria:

Informazioni aggiuntive

Autore

Edoardo Buroni

Anno

2013

Edizione

Pagine

351

Isbn

978-88-7667-464-8

sottotitolo

La «forma ideal, purissima» del melodramma italiano

Collana

Linguistica e critica letteraria