AN ETYMOLOGICAL DICTIONARY FOR READING DANTE’S DE VULGARI ELOQUENTIA

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Dante Alighieri (1265-1321) fa intravedere il suo De Vulgari Eloquentia nella sua opera Convivio che fu completata nel marzo 1306 (cfr. Convivio, I. V. 9-10): Onde vedemo ne le cittadi d’Italia, se bene volemo agguardare, da cinquanta anni in qua molti vocabuli essere spenti e nati e variati; onde se ’l picciol tempo così transmuta, molto più transmuta lo maggiore. Sì ch’io dico che, se coloro che partiron d’esta vita già sono mille anni tornassero a le loro cittadi, crederebbero la loro cittade essere occupata da gente strana, per la lingua da loro discordante. Di questo si parlerà altrove più compiutamente in uno libello ch’io intendo di fare, Dio concedente, di Volgare Eloquenza. D’accordo con questa citazione possiamo facilmente capire la profonda perspicacia di Dante circa la natura del linguaggio stesso, come ad esempio le variabili vicissitudini della lingua. Un po’ più ambiguo il perché Dante usi il latino nel suo trattato. In termini di introspezione linguistica la sua risposta così intuitiva porterebbe ad un ricorso al latino in quanto sua lingua madre.
Questo è un dizionario etimologico che pone il latino e il greco al centro delle lingue indo-europee; su di essi si basano l’italiano, il francese, lo spagnolo, il tedesco e non ultimo l’inglese che sono qui comparati da vari punti di vista etimologici.
Il testo affronta inoltre in modo diffuso argomenti grammaticali e sintattici come proprietà linguistiche nominali e pronominali quali persona, genere, numero e caso, proprietà linguistiche verbali come tempo, aspetto, modo e voce ed elementi sintattici come causativi, conversioni, un accusativo con un infinito e costruzioni impersonali.

COD: 0743bee70b2d Categoria:

Informazioni aggiuntive

Autore

Osamu Fukushima

Anno

2009

Edizione

Pagine

422

Isbn

978-88-7667-367-2

Collana

Filologia e ordinatori