#LeParoleDimenticate al Salone del Libro di Torino: da gioco a progetto editoriale

560 315 Franco Cesati Editore

 

Il Salone del Libro di Torino è stato particolarmente importante per la nostra casa editrice, perché quest’anno abbiamo lanciato in quella sede il nuovo progetto editoriale Franco Cesati: la collana Ciliegie. Uno dei volumi della collana è “Menù letterari” di Céline Girard, che coniuga brani tratti dai classici della letteratura alle ricette più gustose che quelle pagine suggeriscono; laltro è invece “Le parole della moda. Piccolo dizionario dell’eleganza” di Anna Canonica-Sawina, che è stato presentato il primo giorno del Salone dal professor Lorenzo Coveri dell’Università di Genova, Federica Fiori di Gioia e dal fotografo Marco Mariani. La presentazione, cui hanno partecipato anche studenti dello Ied di Torino, ha rivelato il ruolo centrale delle parole nella nostra quotidianità, e quindi anche nell’ambito della moda. Il terzo volume della collana ricorda ancora la centralità delle parole, questa volta di quelle cadute in disuso, ma che faremmo bene a rispolverare per ricchezza del nostro vocabolario e per rendere giustizia alla bellezza della nostra lingua.

Al nostro stand c’era un pannello su cui era possibile annotare le parole che non diciamo più, quelle un po’ più ricercate di cui spesso sfugge il significato e che non diremmo in una conversazione informale. Sono stati soprattutto i giovani a partecipare a quello che aveva le sembianze di un vero e proprio gioco proposto dalla casa editrice, ma che invece rivela un progetto editoriale ben preciso nella collana Ciliegie: “Il dizionario delle parole dimenticate”. Erano perlopiù giovani ragazze ad avvicinarsi al pannello incuriosite, da sole o in gruppetti nutriti, leggevano e si soffermavano per qualche minuto. Quando le si invitava a scrivere indicando il pennarello lì accanto, rispondevano invariabilmente: “Sto pensando”. Una di loro ha preferito chiamare la madre per chiederle una di quelle parole che usa sempre, sebbene lei le risponda “Mamma, questi termini non si usano più!”, per poi appuntare “apotropaico” sul pannello.

A poco a poco il pannello delle parole dimenticate ha cominciato a riempirsi di vocaboli più o meno noti che stimolavano chi passava di là a commentare se quelle fossero davvero parole dimenticate o no: la verità che adoperare certi vocaboli è una questione soggettiva che dipende da tanti fattori, la lingua è uno strumento vivo e quindi muta facilmente rispetto all’uso che ne facciamo.

Il pannello, ormai pieno di parole, il terzo giorno ha suscitato la curiosità di Paola Italiano, giornalista della Stampa, che ha intervistato l’editore sul progetto delle parole dimenticate, il video è disponibile qui.

E quali parole sono state suggerite? Abbacinare, eristico, imbolsire, adamantino, neghittoso, o anche proverbi in dialetto come “E cerque n’ha fatto mai le melarance”, facendo del pannello non un semplice strumento, ma qualcosa di più vivo. L’interesse per la nostra lingua e il gusto di giocarci è senza dubbio la più bella sorpresa che questo progetto potesse riservare e invitiamo ancora chiunque volesse suggerire termini in disuso a twittarli insieme allhasthag #LeParoleDimenticate.

Lorena Bruno

@Lorraine_books

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