Nudity and Folly in Italian Literature from Dante to Leopardi

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Fin dall’antichità, follia, nudità e poesia hanno strettamente abbracciato i concetti di verità, bontà e estasi divina. L’idea di creazione poetica come forma di ispirazione divina, o furore, è alla base del Fedro di Platone, dove alla manìa poetica (follia) è attribuita la condizione di invasamento divino, insieme alle sue controparti profetiche, mistiche e, soprattutto, amorose. Durante tutta l’era premoderna, gli studiosi impegnati nello studio degli scritti di Platone e Aristotele, insieme a Ippocrate, Galeno e Avicenna, hanno tutti posto la loro attenzione sul legame tra genio e follia, nonché tra follia e malinconia. Dal punto di vista cristiano, nonostante il Medioevo avesse posto la pazzìa o follia nella gerarchia dei vizi, invero la figura più esemplare della cultura italiana di prima età moderna ad aver agito ‘follemente’, anche per aver ostentato nudità, per amore di Cristo è San Francesco d’Assisi, noto anche come Giullare di Dio. Quasi tre secoli dopo il precetto evangelico di San Francesco, Desiderio Erasmo, riecheggiando brani di San Paolo, diede voce a una sublime celebrazione della follia come maschera che Cristo stesso aveva usato per infondere il suo messaggio spirituale, affermando altresì che “solo gli sciocchi hanno la licenza di dichiarare la verità senza offesa”. Date queste premesse, il nostro volume si propone di presentare nuove prospettive di ricerca riguardo al gioco dei rapporti tra verità del mondo (velata) e verità dell’essere (nuda) che alcune delle voci più importanti della letteratura italiana, da Dante a Leopardi, hanno affidato al linguaggio poetico o alla prosa storica e scientifica. I dodici capitoli di questo volume coprono un’ampia gamma di generi e di prospettive interdisciplinari, con discorsi innovativi su Dante, Boccaccio, Leonardo da Vinci, Francesco Guicciardini, Niccolò Machiavelli, Anton Francesco Grazzini, Ludovico Ariosto, Pietro Aretino, Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, il genere epico barocco italiano, Tomaso Garzoni e Giacomo Leopardi. Il volume offre una finestra privilegiata sulla complessità dei valori storici e culturali attribuiti alla nudità e alla follia invero molto attuali ancora oggi.

 

Since antiquity, folly, nudity, and poetry have been strictly associated with truth, goodness, and divine ecstasy. The concept of poetic creation as a form of divine ecstasy, or furor, is at the heart of Plato’s Phaedrus, where poetic manìa (madness) is allocated the status of divine madness, along with its prophetic, mystic and amorous counterparts, with the latter, the madness of love, enjoying the highest status among all four.  Throughout the pre-modern era, scholars committed to the study of the writings of Plato and Aristotle, alongside Hippocrates, Galen, and Avicenna, have all focused on the link between genius and folly, madness, and melancholy. From a Christian perspective, even though the Middle Ages had placed madness or folly in its hierarchy of vices, the most exemplary figure in early modern Italy who had acted foolishly and made use of nudity for Christ’s sake is Saint Francis of Assisi, also known as God’s Fool. Nearly three centuries after Saint Francis’s evangelical approach to embracing “the nakedness and shame of the Passion,” Desiderius Erasmus, echoing passages in Saint Paul, gave voice to a sublime celebration of folly as the mask Christ himself used to convey his spiritual message, as well as asserting that “only fools have a licence to declare the truth without offence”. With these considerations in mind, the twelve chapters in this volume aim to present original research perspectives, from Dante to Leopardi, exploring how nudity and folly have been drawn upon to consider the ambiguity implicit in the notion of truth when used to address historical, philosophical, political, religious, scientific and social discourses that are still very much relevant in our modern and contemporary world.

 

Volume in lingua inglese

Categoria: Numero della collana: 204