Narrarsi per ritrovarsi


25.00

Nel momento cruciale che vive l’Europa, divisa tra egoismi nazionali e solidarietà comunitaria, tra difesa del campanile e costruzione di una civitas piu multicolore, tra espulsione di immigrati per motivi economici e accoglienza di rifugiati politici, tra rifiuto dello straniero e apertura all’altro, proprio in questo momento cruciale per il nostro futuro un volume sui riflessi letterari dell’esperienza migratoria va oltre la routine accademica.
Nel volume si analizzano le pratiche autobiografiche di autori emigrati, immigrati, esiliati, deportati o confinati: non freddi osservatori della catastrofe umana attuale, ma donne e uomini che partecipano, ognuno a modo proprio, a una realtà che ci circonda e – sartrianamente – ci imbarca.
Da sempre la letteratura si nutre dell’esperienza di esiliati, deportati, migranti, profughi, persone che vivono e descrivono il passaggio delle frontiere come causa di una profonda trasformazione nelle loro vite e che, in molti casi, genera un vero e proprio sradicamento identitario e culturale. Uno dei primi gesti del soggetto, la cui esistenza è stravolta da un allontanamento forzato o inevitabile dal famigliare – ovvero l’istinto dell’essere umano ansioso di ricostruirsi un’identita abitabile –, è spesso quello del raccontare, a voce o scrivendo, il proprio passato (felice o infelice) nel Paese d’origine, il viaggio, l’arrivo e l’accoglienza, la quotidianità e le relazioni sociali.

Sottotitolo: Pratiche autobiografiche nelle esperienze di migrazione, esilio, deportazione

Curautore: A cura di Peter Kuon, Enrica Rigamonti. In collaborazione con Monica Bandella e Daniela Baehr

Anno: 2016

Pagine: 256

Isbn: 978-88-7667-581-2

Edizione:

Collana: Civiltà italiana

Numero Collana: 13