Un testo a norma

1024 914 Franco Cesati Editore

Buona parte del lavonormero e della soddisfazione di un redattore non riguarda la mera caccia al refuso o la sistemazione del testo, ma consiste nell’adeguamento alle norme della casa editrice, una sorta di “marchio di fabbrica” discreto ma rigoroso che contribuisce a creare un legame di coerenza e coesione tra tutte le pubblicazioni, pur nella loro diversità e originalità di argomento e di stile.

Le norme editoriali sono un plico di fogli da tenere sulla scrivania, un file sul desktop; e una gomma, in un certo senso. Perché possono fare tabula rasa a volte, cancellare, annullare il modo in cui un redattore è abituato a lavorare sul testo, e sulla bibliografia. Così lo costringono a un esercizio di modestia, a ripartire da capo e a studiarle a fondo, per farle proprie e poi applicarle, a volte difenderle.

Le norme editoriali sono come la divisa che omologa senza sacrificare l’individualità: il conformismo che richiedono (da una parte agli autori che vi si attengono, dall’altra ai redattori che le applicano) non è infatti assenza di originalità, bensì marchio di identità. L’uso “conforme” delle virgolette, dei corsivi, dei criteri bibliografici etc. solo in apparenza rappresenta un esercizio di pedanteria: in realtà è il modo in cui l’editore riconduce il caos a ordine, imprimendo in esso la sua firma.

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