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Collana Collana di linguistica e critica letteraria

Angelo Stella
Il piano di Lucia
Manzoni, e altre voci lombarde
Di grande fascino lombardo il volume di Angelo Stella che riavvia una prestigiosa collana diretta da Maurizio Vitale presso l’editore Morano. E’ l’Ariosto il là del volume che poi si addentra nella filologia lombarda e nella civiltà lariana. I problemi di lingua e stile del Manzoni fanno da asse portante del volume che comprende anche un’inedita lettura manzoniana del Pinocchio di Collodi, un’approfondita indagine sulla lingua e i dialetti dell’Italia unitaria, sullo sperimentalismo del primo Pascoli, sulla lingua di Cesare Cantù. Curiosamente Angelo Stella chiude il volume con un capitolo decontestualizzato dal resto del testo, sul linguaggio sportivo.
Francesco Bruni
Prosa e narrativa dell'Ottocento
Sette studi
Di straordinaria intensità letteraria e linguistica i sette studi di Francesco Bruni, ordinario a Ca’ Foscari. L’analisi, dettagliata e scrupolosa, si avvia dalla linguistica generale del Manzoni, alla prosa delle Osservazioni della morale cattolica, con le implicazioni linguistiche e filosofiche; ai cenni biografici su alcune locuzioni della narrativa ottocentesca. Poi Bruni si addentra sulla lingua e le tecniche narrative del verismo e, in particolare, dedica un ampio studio al Romanzo della fanciulla e alla Virtù di Checchina di Matilde Serao. Ancora verista è lo studio sulla lingua del Mastro don Gesualdo. Mentre è novecentesco l’ultimo capitolo dedicato alla formazione italiana di Pirandello.
Teresa Poggi Salani
Sul crinale
Tra lingua e letteratura. Saggi otto-novecenteschi
Teresa Poggi Salani ha raggruppato in questo denso libro i saggi otto-novecenteschi già usciti in varie sedi dal 1983 al 2000. L’inedito presente nel volume riguarda la lingua poetica del Pascoli. L’itinerario del libro gioca sul titolo “sul crinale”: sul crinale tra letteratura e linguistica, tra Ottocento e Novecento, tra la norma e gli scrittori. E alla sezione “norma” appartengono i saggi sul vocabolario milanese di Cherubini, sul vocabolario toscano del Fanfani, sui vocabolari dialettali e sull’italiano a Milano a fine Ottocento. Alla sezione “scrittori” appartengono invece i saggi su Leopardi, Gadda, Pascoli, e la lingua manzoniana tra Fermo e Lucia e I promessi sposi.
Paola Manni
Policarpo Petrocchi e la lingua italiana
Il volume contiene due studi che illustrano l’attività svolta da Policarpo Petrocchi in campo lessicografico e grammaticale. Il primo dei lavori è dedicato alla storia del famoso dizionario di Petrocchi. Il Petrocchi nativo della provincia pistoiese, visse a Milano dall’età di ventuno anni, dove lo portò nel 1873, l’amicizia con Luigi Sailer, che lo chiamò a insegnare nel civico Collegio-Convitto Calchi-Taeggi da lui diretto. Nella Milano degli ultimi decenni del secolo il giovane insegnante toscano si era inserito assai bene, creandosi contatti e amicizie nell’ambiente letterario e giornalistico. Fu proprio la sua attività di giornalista e di linguista, che attirò l’attenzione dei Fratelli Treves, perspicaci editori milanesi, che gli commissionarono un dizionario della lingua italiana di tipo scolastico. A lavoro terminato, gli editori cambiarono idea e vollero un dizionario non piccolo ma grande. Il dizionario cominciò a essere pubblicato a dispense nel 1884. Nel 1887 ne erano uscite 22 e poté essere completato il primo volume (A-K) che reca la data di quell’anno. Il frontespizio del secondo volume e la licenza finale hanno data 1891. Il secondo dei lavori (Policarpo Petrocchi grammatico) illustra le convinzioni in campo grammaticale del Petrocchi autore di una serie di grammatiche oltre che grammatico in modo significativo nel suo celebre dizionario. Egli rifiuta l’idea di una grammatica aprioristicamente normativa ritenendo che essa debba avere come unico termine di riferimento l’uso vivo e dinamico d’una lingua.
Pietro De Marchi
Uno specchio di parole scritte
Da Parini a Pusterla, da Gozzi a Meneghello
Gli scritti raccolti in questo volume rispecchiano una geografia sentimentale del lettore prima ancora che una dionisottiana geografia (e storia) della letteratura. Il ricordo della lezione di Dionisotti ha però agito nel momento di rilegare in volume carte come queste, nate in occasioni diverse, ma tenute insieme dal filo della fedeltà a certi nomi, a certi luoghi, a certi paesaggi. Di qui la divisione del libro in due parti, corrispondenti alle due “regioni” della letteratura italiana che sono maggiormente familiari all’autore: la Lombardia, compresa quella Lombardia elvetica che è la Svizzera italiana, e il Veneto. Agli articoli usciti in riviste specializzate o in miscellanee, e che qui sono riprodotte con qualche ritocco e aggiornamento bibliografico (uno solo è del tutto inedito), seguono alcune delle recensioni o presentazioni pubblicate nell’inserto culturale di un quotidiano ticinese o in riviste letterarie svizzere come “Idra”, “Quarto” e “Feuxcroisés”. In quelle pagine, più svelte e di scrittura più disinvolta, non è però minore l’attenzione alle ragioni dei testi. L’autore quindi le ripropone anch’esse con minimi tagli e aggiunte.
Ottavio Lurati
In Lombardia e in Ticino
Storia dei nomi di luogo
Viviamo in un mare di nomi: a qualunque latitudine si muova, l’uomo interpreta il reale (fisico, geografico, mentale e sociale) proiettando nel linguaggio e spesso concretamente assegnandogli un nome. Diamo un nome alle cose della vita quotidiana e a quelle spirituali, alla realtà della natura (pianure, fiumi, piante animali), diamo un nome a coloro con cui condividiamo la comunità (e sono nomi di persona, nomignoli, cognomi) e ancora (con i toponimi) un nome ai luoghi ai nomi dello spazio in cui operiamo e che, in gran parte, è stato “fatto” dal lavoro di molte generazioni: non solo lo hanno plasmato ma anche interiorizzato. Il lavoro, scientifico, ma anche destinato ad un grande pubblico di curiosi di storia locale e toponomastica, oscilla tra la Lombardia e il Ticino. Di sicura presa il capitolo intitolato “Un vademecum per il giovane toponomasta”.
Gabriella Cartago
Lingua letteraria , delle arti e degli artisti - Nuova serie
Gabriella Cartago, in questo corposo volume, indaga la lingua delle arti e degli artisti prendendo le mosse dalla lingua di Cesare Beccaria (Dei delitti e delle pene), quindi di un letterario, proseguendo l’indagine con Pietro Verri e Il Caffè sino allo studio di artisti come Canova, Palladio e Vincenzo Scamozzi, passati sotto la lente d’ingrandimento della lingua piuttosto che delle opere d’arte maggiormente note. Lo studio si conclude con un’incursione nel mondo della canzone italiana: cantautori, canzoni d’autore e voci della popular music nella lessicografia non specializzata; e soprattutto Pontelandolfo degli Stormy Six…
Maurizio Vitale
Divagazioni linguistiche dal Trecento al Novecento
Maurizio Vitale, uno dei maggiori studiosi di lingua e letteratura italiana, raccoglie, in questo denso e ricco volume, i saggi scritti negli ultimi anni da: Boccaccio, Petrarca, Manzoni, Baccelli e poi un Tasso di larghissimo respiro e impegno. Il lavoro è ispirato, negli interessi linguistici generali, ad un intento eminentemente storico e letterario. Di grande interesse sono i “senesismi” in un grammatico settentrionale del Cinquecento quale il trevigiano Alessandro Citolini e il capitolo sulla lingua quale fondamento della nazione italiana.
Manlio Pastore Stocchi
FORME E FIGURE
Retorica e poetica dal Cinquecento all'Ottocento
Sono raccolti in questo volume scritti assai diversi per data di composizione, per argomenti e per stile. Tuttavia molti di loro sono stati concepiti a suo tempo quali parti di una coerente, assidua riflessione sul valore perenne e dunque attuale della retorica classica, intesa non già in una banale e storicamente esausta accezione descrittiva o normativa, bensì quale strumento sempre efficace per l’accesso ai valori più interni e vitali della creazione letteraria, secondo un concetto che integra nella poetica propriamente detta le prescrizioni retoriche del passato, e che tanto della poesia quanto di vicende o percorsi della cultura dà, grazie ad esse, ragione.











Lorenzo Tomasin
SCRIVER LA VITA
Lingua e stile nell'autobiografia italiana del Settecento
Vita... scritta da esso, Memorie (inutili o senz’aggettivi), Mémoires: il Settecento è il secolo di massima fioritura del genere autobiografico. In un’età di crisi e di rinnovamento per la lingua italiana, in cui infuriano i dibattiti tra puristi e antipuristi e il sistema educativo tradizionale fondato sul latino vacilla dalle fondamenta, chiunque scriva la storia della propria vita non può che interrogarsi sul tema della lingua. Del suo apprendimento, della sua elaborazione letteraria, del suo uso quotidiano. Da Giovanbattista Vico a Pietro Giannone, da Carlo Gozzi a Carlo Goldoni, da Vittorio Alfieri a Lorenzo Da Ponte, alcuni fra i protagonisti della cultura italiana dell’età dei Lumi lasciano, nelle loro autobiografie, le tracce di una riflessione su un italiano spesso faticosamente conquistato, in una difficile negoziazione col retaggio dei dialetti e con l’egemonia di lingue straniere come il francese e l’inglese. Non sempre il rapporto fra posizioni teoriche e pratica di scrittura è coerente; e non sempre è limpido: in questo libro, entrambi gli aspetti vengono esaminati concentrandosi su un genere letterario e indagando aspetti poco noti di quella che, in un periodo altrove già ricco di pregevole narrativa romanzesca, fu in Italia la migliore manifestazione della prosa.
SILVIO RAMAT
Il lungo amore del secolo breve
Saggi sulla poesia novecentesca
Ai due estremi del volume i due saggi più veloci - sul Carducci il primo, su un possibile bilancio del “secolo breve” l’ultimo - circoscrivono un Novecento qui rappresentato per figure ed episodi esemplari nelle quattro sezioni intermedie. Dalla disamina di epistolari ormai classici, come quello giovanile tra Papini e Soffici, si passa a ricostruzioni della genesi di testi-chiave (Sera di Gavinana) e a prove di esegesi di opere ardue come i Canti anonimi di Rebora e ad aspetti specifici di Campana, di Sbarbaro. Cospicuo il rilievo dato alle generazioni successive, con indagini sul Betocchi “notturno” e sul Montale della Bufera; mentre Gatto Sinisgalli Parronchi, ma anche Bigongiari Sereni e Jacobbi…, sono oggetto di analisi che hanno al centro il bene dell’amicizia, la forza dei temi, i colori del mondo. Insomma una raccolta varia e insieme compatta nel suo costante fondarsi sopra la concretezza della parola dei poeti.
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