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Collana Resoconti di letteratura italiana
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| Guglielmo Gorni |
| Dante nella selva. Il primo canto della Commedia |
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| Le Lecturae Dantis sono ancora una pratica corrente, in più sedi e a ciclo continuo. Devono molto all’origine ottocentesca e alla tradizione del discorso deliberativo: ascoltar pareri, vagliarli e alla fine emettere una sentenza sull’una o l’altra crux dantesca. Vogliamo uscire da questa procedura ordinaria, che privilegia il particolare e mortifica strategie interpretative a più largo raggio? Per leggere il primo canto della Commedia, depositario di enigmi proverbiali, Gorni ha inscenato una conversazione a due voci. Intorno a tre temi famosi – le fiere, la selva, la diritta via – un vecchio “maestro”, Macario, dialoga con uno “scolaro”, Basilio. E si scopre che le fiere non sono tre, bensì una sola; che la selva è ancor più oscura di quanto si crede; che abbandonare la diritta via fu per Dante, sedotto da false immagini di bene, soprattutto un rinunciare alla scrittura, solennemente promessa e a lungo ritardata, del suo “poema sacro”. Da queste allegorie primarie, l’indagine si estende ad altra materia della Commedia e prolunga, in un Prologo e in un Epilogo, l’invenzione dantesca nell’attualità. Con rigore filologico, con dialettica stringente, con una scrittura personalissima. |
| Giorgio Luti |
| Memoria del Novecento |
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Queste pagine nascono dall’esigenza di testimoniare la memoria ancora viva di un secolo che è stato attraversato da vicende culturali particolarmente significative. E’ una raccolta di saggi contrassegnata da passioni e speranze, ma anche da sconfitte e delusioni. Ciò che resta è tuttavia un messaggio che non va dimenticato.
L’autore affronta in questo saggio alcuni momenti particolarmente significativi della lunga avventura letteraria del Novecento (dal futurismo, al neorealismo, alla neoavanguardia) e a questi eventi affianca il ritratto di personaggi che sono stati punti di riferimento indispensabili al percorso letterario nel nostro paese. Così da questa raccolta può derivare un ritratto quanto più veritiero possibile della cultura letteraria novecentesca in Italia: certamente una memoria destinata a resistere al tempo. |
| Peter Kuon |
L’aura dantesca Metamorfosi intertestuali nei Rerum vulgarium fragmenta di Francesco Petrarca |
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| Il volume inizia con una bella citazione « Tu se’ lo mio maestro e’l mio autore, / tu se’ solo colui da cu’ io tolsi / lo bello stilo che m’ha fatto onore » ( Inf. I, 85-87); sono le parole con cui Dante, nella sua Commedia, saluta Virgilio che gli viene in aiuto per guidarlo. Non altrettanto lusinghiere possono considerarsi le parole che Petrarca usa nei confronti di Dante. A differenza di quest’ultimo, infatti, Petrarca tace il suo maestro, anzi sembra quasi rinnegarlo. Eppure sono tanti i lettori che hanno intravisto nei Rerum vulgarium fragmenta una derivazione dantesca. La prima parte di questo lavoro di Peter Kuon, intitolata appunto Petrarca e Dante, intende proprio indagare le ragioni del silenzio di Petrarca su Dante cercando di concretizzare “l’aura dantesca”, per riprendere il titolo del libro, presente nei Rerum vulgarium fragmenta. Kuon riuscirà esaurientemente a dimostrare come la lingua e lo stile dei Fragmenta siano pervasi da numerosi dantismi – rime, parole e situazioni - che richiamano alla memoria diversi contesti della Vita Nova, delle Rime e, soprattutto, della Commedia. Nella seconda parte dell’opera poi ci si sofferma sull’analisi di due situazioni-chiave della Commedia: l’incontro di Dante con Francesca e Paolo e quello con Beatrice nel Paradiso terrestre, per finire poi con un’approfondita analisi sulla narratività petrarchesca di ogni singolo componimento, tema della terza sezione del lavoro. Il lavoro di Peter Kuon, se da una parte sembra voler ridurre Petrarca alla sua “imitatio Dantis” dall’altra ci fa comprendere l’impossibilità di dare il giusto valore alla poesia di Petrarca senza una buona conoscenza della tessitura dantesca ad essa soggiacente. |
| Remo Fasani |
Non solo «Quel ramo…» Cinque saggi su «I promessi Sposi» e uno sul canto V dell’«Eneide» |
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| Quest’opera è la ripubblicazione, solo leggermente ritoccata, di un saggio scritto negli anni 1949-1951.
L’autore, in opposizione al Croce, che definiva I Promessi Sposi opera di oratoria, ha voluto dimostrare, con gli stessi principi del Croce, che essi traboccano di poesia. Ha inoltre affacciato il concetto di frammento, non nel senso di incompiutezza bensì nel senso che ogni grande episodio, nei Promessi Sposi, è come un romanzo nel romanzo, la cui forma tradizionale è minata dall’interno. |
| Remo Fasani |
| Metrica, lingua e stile del Fiore |
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Con questo lavoro Remo Fasani intende contestare l’attribuzione del Fiore a Dante Alighieri da parte di Gianfranco Contini, il maggior dantista mondiale. Lo studioso Fasani, ormai da anni sostiene infatti una teoria differente, analizzata ed esposta appunto nel presente lavoro.
Dopo aver illustrato sul come si sia storicamente delineata la questione attribuzionistica che riguarda il poemetto, dal ritrovamento del manoscritto alle più recenti proposte, Fasani passa ad analizzare la metrica dei versi in questione, mettendo in evidenza come questa non abbia nulla da spartire con quella di Dante.
A differenza di Gianfranco Contini, che partiva dai riscontri verbali tra il Fiore da una parte e le opere di Dante dall’altra (soprattutto la Commedia), Fasani parte dalla metrica perché, come lui sostiene “lo si voglia o no, la metrica rimane il primo punto da considerare quando le opere messe a confronto sono scritte in versi”.
Respingendo fermamente l’attribuzione dantesca del Fiore, Fasani vuole creare le prerogative affinché si possa guardare a questo poemetto con occhio nuovo, libero dall’ingombrante ipoteca dantesca. E questa sarà anche un’ottima occasione per leggere, analizzare e commentare un’ampia scelta di sonetti del poema. |
| Ulla Musarra-Schroeder |
| ITALO CALVINO TRA I CINQUE SENSI |
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| L’autrice, che in un’opera precedente aveva indagato il rapporto cognitivo, presente in tutta l’opera di Calvino, fra l’uomo e il mondo, fra il soggetto e l’oggetto, nei termini di una ricerca conoscitiva, rappresentata per lo più dal pensiero e dall’impegno ideologico e poetologico dello stesso scrittore, indaga ora, in questo secondo libro, sulle modalità specificamente sensoriali della ricerca conoscitiva; modalità che dalla vista e dall’udito si estendono ai cosiddetti “sensi intimi”: il tatto, l’olfatto e il gusto.
Italo Calvino viene generalmente caratterizzato come uno scrittore che privilegia la vista e il visibile, un visibile spesso immaginario, collegato alla sua concezione dell’immagine in letteratura come immagine visiva che si forma nella mente. Calvino stesso si è, a più riprese, definito uno scittore che pone la visibilità al centro della sua opera. Egli distingue «due tipi di processi immaginativi: quello che parte dalla parola e arriva all’immagine visiva e quello che parte dall’immagine visiva e arriva all’espressione verbale». Nella sua narrativa il ruolo del vedere, dello sguardo, è al primo posto. Molti personaggi calviniani insieme a molti suoi narratori o istanze narrative sono attenti e scrupolosi osservatori del mondo. Del resto, come risulta da una sua lettera del 1960, per Calvino guardare equivale ad essere nel mondo: «Insomma, quello cui io tendo, l’unica cosa che vorrei poter insegnare è un modo di guardare, cioè di essere in mezzo al mondo. In fondo la letteratura non può insegnare altro».
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| Marco Marchi |
| IN BREVE |
| Scrittori del Novecento |
| Il volume raccoglie una bella scelta di articoli di Marco Marchi apparsi sullo storico quotidiano di Firenze «La Nazione». Quaranta schede in cifra tonda, di cui alcune multiple, composte cioè di più articoli dedicati a scrittori fra quelli all’autore più cari, da lui più a lungo e più intensamente frequentati: da Tozzi a Palazzeschi, da D’Annunzio a Luzi, fino ad un grande critico del Novecento come Luigi Baldacci. «Scrittori del Novecento», appunto – poeti, narratori, saggisti – e «in breve» - sinteticamente, come richiesto dal taglio di un pezzo giornalistico. E oltre la brevità resa obbligatoria da un genere, altre modalità di suo auspicabile appannaggio e sua vantabile virtù: la chiarezza, una salvaguardata attendibilità scientifica a garanzia dell’informazione fornita, sapori piacevoli e accattivanti anche nel predicare il dramma, affinché l’intento comunicativo e una seria divulgazione dei contenuti ritenuti importanti si attivino.
Periodizzati «scrittori», ma anche oggetti letterari – riviste, istituzioni, iniziative – considerati presenze parimenti indispensabili nel composito e affascinante quadro della cultura novecentesca e d’inizio millennio |
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