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Collana strumenti di letteratura italiana
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| Andrea Afribo |
| Teoria e prassi della “gravitas” nel Cinquecento |
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| Il merito e la novità di questo intenso libro di Andrea Afribo sono senz’altro la connessione e l’intersezione strette che vi sono poste e dimostrate fra alcuni aspetti cruciali dello stile poetico del Cinquecento e altrettanti della riflessione teorica contemporanea. Al centro dello studio che si pregia di una dovizia di documenti e argomenti e di un’analisi finora non sperimentate, vi è l’opposizione “bembiana” di “gravità” e “piacevolezza” sia nei teorici maggiori (Tasso, Speroni) sia nei minori, ragionata in modo netto o sfumato, riflettendosi dialetticamente nella prassi stilistica dei lirici del tempo, dal grande Della Casa a tanti altri. Figura dominante il libro, è, a buon diritto, il Tasso; ai più alti livelli poeta, teorico e acutissimo auto-analista. |
| Monica Jansen |
| Il dibattito sul postmoderno in Italia. In bilico tra dialettica e ambiguità |
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| Questo libro della studiosa olandese di Utrecht, Monica Jansen, contiene una straordinaria, minuziosa ed equilibrata ricostruzione del dibattito che si è svolto in Italia, a partire dal 1979, tra filosofi, studiosi d’arte e d’architettura, critici e teorici della cultura e della letteratura, riguardo alla condizione postmoderna che si è espressa come crisi e trasformazione dei paradigmi di pensiero e come cambiamento profondo dei prodotti culturali e dell’immaginario. La documentazione dell’autrice è dettagliatissima. Sono stati consultati tutti i documenti rilevanti del dibattito. Il risultato è la prima cronaca completa di un tormentoso dibattito che, in concomitanza con quanto è avvenuto in altri paesi, ha radicalmente modificato il clima culturale dell’Italia. Inoltre lo studio della Jansen contiene anche, in una seconda parte, una serie di letture critiche di testi letterari di alcuni testi dell’ultimo Calvino, fra cui Palomar, un confronto fra Le mosche del capitale di Volponi e Castelli di rabbia di Baricco e un valido esame critico sui temi e i procedimenti narrativi di Tabucchi. |
| Luigi Peirone |
| Saggi filologici e linguistici |
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| Miscellanea di studi filologici e linguistici su testi danteschi, Nuovo Testamento, italiano contemporaneo, codici autonomi e lingue speciali, parallelismi e sequenze cronologiche fra le prime grammatiche italiane e spagnole. |
| Luigi Peirone |
| Parola e testo |
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| Il volume rappresenta in un certo senso la continuazione ed il completamento di un’opera precedente dell’autore : Saggi filologici e linguistici (Franco Cesati Editore, 2002).
Si tratta di due raccolte di saggi isolati, anche se si è cercato di raggrupparli per una qualche affinità del contenuto o del metodo seguito. Ma, mentre nella prima raccolta i contributi inediti erano soltanto due qui rappresentano la quasi totalità dell’opera ad eccezione di due saggi pubblicati in “Esperienze letterarie”.
Si tratta di saggi che toccano temi storici, di interpretazione semantica, sulla lingua nella Divina Commedia e nella Bibbia. |
| Luca Marcozzi |
La Biblioteca di Febo Mitologia e allegoria in Petrarca |
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| Il volume indaga uno degli aspetti meno studiati della poesia di Francesco Petrarca: i contatti con l’allegoria e la mitologia. I capitoli sulla poesia allegorica e la poesia teologica rappresentano due importanti novità nell’ambito degli studi petrarcheschi.
Il volume è corredato da un imponente apparato di indici: dei nomi, dei luoghi petrarcheschi (solo per questo indice varrebbe l’acquisto), di luoghi mitologici, delle opere citate e dei manoscritti. |
| Costantino Maeder |
«Il real fu dolore e l’ideal sogno» Arrigo Boito e i limiti dell’arte |
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| Arrigo Boito è uno degli artisti e divulgatori culturali più importanti dell’Italia a cavallo tra Otto e Novecento. La sua opera primaria è ristretta, ma quasi tutto quello che pubblica a suo nome provoca scandali, crea attese, si orienta al futuro. Se s’include anche la sua opera secondaria, fatta di traduzioni, adattamenti, testi pubblicati senza indicazione d’autore, con pseudonimo e col nome di un collaboratore, la produzione giornalistica, allora si constata subito che Boito non era dispersivo e indolente come sembrerebbe da alcuni luoghi comuni della critica.
Questo lavoro non vuole tracciare un quadro generale dell’opera di Boito, bensì presentare alcune sfaccettature di questo scrittore, così poliedrico e sorprendente, attraverso l’analisi di alcuni testi e mettere in evidenza le grandi linee della sua poetica. |
| Anthony Julian Tamburri |
Una semiotica della ri-lettura Guido Gozzano, Aldo Palazzeschi, Italo Calvino |
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| Il volume esamina alcune opere di tre scrittori italiani del Novecento – Guido Gozzano, Aldo Palazzeschi e Italo Calvino – dimostrando come ciascun autore, a un dato momento della sua carriera, ha informato i suoi testi di certe idee, concetti, codici, e referenti che non sembravano alludere a nessuno sfondo intertestuale – i.e., mancava un repertorio di funzioni-segno imbevuto nella tradizione – per una decodificazione testuale ben riuscita da parte di un qualsiasi lettore.
Questo studio mette in rilievo l’utilità di leggere talvolta anche in modo retrospettivo. Così, il lettore – chi prende in mano un testo di un certo determinato autore – può capirlo meglio dopo averne letto uno composto in un momento successivo. Questo saggio illustrerà quindi sia il valore che il bisogno interpretativo di tale processo di lettura. |
| Mauro Canova |
«E ‘l riso e ‘l pianto et la paura et l’ira» L’opera di Angelo Beolco tra poetica e psicoanalisi |
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| La struttura del libro consta di tre parti distinte: la prima presenta un’analisi delle strutture psicoanalitiche delle commedie del Ruzante; la seconda si compone di una proposta teorica mirante ad integrare il metodo psicocritico proposto da Charles Mauron e di un capitolo, il quinto, in cui si affronta direttamente la personalità dell’Autore; alla terza parte è riservata una lettura che mette a confronto la personalità dell’Autore con la cultura del tempo operando raffronti con autori coevi. |
| Ronald de Rooy |
«Il poeta che parla ai poeti» Elementi danteschi nella poesia italiana edanglosassone del secondo Novecento |
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Enorme e svariata è l’influenza che la persona e l’opera di Dante Alighieri hanno esercitato sulla cultura, sulla lingua e sulla letteratura del Novecento. Dante è indubbiamente uno dei pochi scrittori (come Omero, Shakespeare e Goethe) ad aver influenzato fortemente la scrittura e il pensiero del Novecento. E Dante continua a sorprendere, continua ad apparire e a farsi citare nella prosa letteraria, nella poesia, ma anche in circostanze e contesti a prima vista molto lontani dal mondo del grande fiorentino.
In questo volume l’autore si propone di fare un’esplorazione del variegato panorama delle presenze e tracce dantesche nella poesia italiana e anglosassone della seconda metà del Novecento, soffermandosi in particolare su alcune delle voci poetiche più significative di questi due universi culturali e letterari e cercando di incorporare nella ricerca l’interazione tra la ricezione di Dante nella cultura italiana e in quella anglosassone. Più in particolare segue le variegate presenze e tracce di Dante nell’opera di quattro grandi poeti italiani, Giorgio Caproni, Edoardo Sanguineti, Mario Luzi e Giovanni Giudici, nell’opera del poeta irlandese Seamus Heaney, in quella del poeta caribico Derek Walcott, e nelle traduzioni da parte di poeti americani come Richard Wilbur e Robert Pinsky. |
| Yvonne Hauser-Rüegger |
| Corpi nudi e pellicce: la ricerca poetica di Pavese nella trilogia La bella estate |
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| Cesare Pavese è forse, fra gli scrittori della nostra storia recente, il più dimenticato. In effetti l’attualità o l’inattualità dell’opera dello scrittore piemontese è argomento di discussione ricorrente presso la critica recente, anche se in Italia, fatto salvo il vitale dibattito nato intorno “al caso Pavese” a seguito della pubblicazione di un taccuino inedito degli anni ’42 e ’43 da parte de “La Stampa”, l’interesse degli studiosi non ha avuto altre occasioni di riaccendersi e l’opera del grande scrittore è caduta in una sorta di oblio.
Cosa questa che non è avvenuta e non avviene all’estero dove c’è una presenza costante di articoli sull’opera pavesiana e dove l’interesse degli studiosi è esclusivamente rivolto ai testi e agli aspetti linguistici, strutturali e antropologici.
Tuttavia sembra essersi acuita la necessità di rileggere e di riesaminare l’opera di Pavese al di là del “mito” e con nuove aperture. Questo lavoro vuole assecondare questa esigenza, proponendo una lettura di tre romanzi, riuniti dall’autore sotto il titolo La bella estate, piuttosto trascurati dalla critica. E’ questo un approccio sostanzialmente semiotico che ha l’obiettivo di descrivere la poetica pavesiana partendo dai singoli testi. L’interpretazione dell’opera è basata su un’analisi dettagliata della protagonista e della sua trasformazione che si traduce nel rapporto della ragazza con il tempo, lo spazio e con gli altri personaggi. |
| Nicoletta Mainardi |
Lorenzo Viani Studi per un ritratto |
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| E’ un consumato luogo comune quello che afferma la poca compatibilità tra arte pittorica e produzione letteraria; basterebbe soffermarsi a riflettere, come ha fatto Nicoletta Mainardi, sulla figura dell’artista viareggino Lorenzo Viani per rendersi conto di come certi artisti abbiano con la prosa e la poesia un rapporto analogo a quello intrattenuto con la figuratività.
Nella ricerca compiuta in questo volume, che raccoglie una serie di saggi ispirati dal vasto panorama dell’opera letteraria e figurativa di Viani, emerge un autore intensamente rivolto a quel cosmo di poveri e derelitti che fanno parte della sua visione esistenziale: pescatori, vedove e anarchici che riassuntivamente Viani chiama “vageri”, recuperando in italiano un termine del dialetto viareggino; e poco conta quale sia il mezzo espressivo: pittura o prosa, ciò che emerge con lucida chiarezza sono i fatti crudi della vita, inevitabilmente segnati dai tratti dell’angoscia.
Viani vede, osserva e soprattutto sente tramite la pittura come tramite la prosa e si esprime attraverso tematiche esplicite o evocative. |
| Gian Paolo Giudicetti |
La narrativa di Giuseppe Antonio Borgese Una risposta alla crisi letteraria e di valori del primo ‘900 |
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| La testimonianza della crisi non è l’unica strada percorsa dalla letteratura del ’900.
Borgese ammoniva a non confondere la letteratura con la storia della letteratura, l’interesse di uno scrittore con il suo ruolo innovativo.
Borgese ha rifiutato la crisi di valori e letteraria di inizio ’900.
I protagonisti di Borgese sono immersi in una crisi personale profonda: Filippo Rubè è allo sbando, egocentrico e incapace di provare sentimenti; Eliseo Gaddi, ne I vivi e i morti, si ritira dal mondo a soli quarant’anni; l’io di Tempesta nel nulla si lascia ingannare dall’illusione di una rivelazione metafisica troppo confortevole.
Ma la narrativa di Borgese offre una replica alla crisi. A volte la crisi del protagonista è controbilanciata dall’esito salvifico del suo percorso, da consigli di altri personaggi, dal tessuto simbolico, da valori estetici che si attuano nelle modalità della narrazione e della costruzione complessiva dell’opera. |
| Mauro Canova |
Ultimi fantasmi e nuove cosmologie Letture e proposte per Sereni, Zanzotto e Caproni |
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| Questo saggio propone due linee di lettura: la prima è centrata sull’analisi del Conte di Kevenhüller di Giorgio Caproni, alla scoperta degli elementi che collocano tale opera all’interno della tradizione didattico-allegorica e materialistica della lirica italiana; la seconda è introdotta da un saggio che, prendendo le mosse dal Sofista di Platone, tenta di delineare, da un punto di vista filosofico, la situazione della poesia contemporanea nel suo dialogo ininterrotto con il fantasma. Attraverso la lettura di alcune poesie di Sereni (Stella Variabile), Zanzotto (Idioma) e Caproni (Il Conte di Kevenhüller), si definisce il punto d’arrivo, l’hic et nunc maturato nella riflessione poetica di tre fra i nostri maggiori autori del secondo Novecento. |
| Sarah Bernasconi |
Tra cielo e terra La metamorfosi del sacro nella poesia e nel teatro di Mario Luzi |
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| Al centro della ricerca condotta da Mario Luzi in oltre settant’anni di poesia e di teatro c’è l’essere umano. La quiete luziana non rimane tuttavia costante nel tempo, né si trasforma in modo lineare come rilevato da gran parte della critica. Oscilla, piuttosto, tra “cielo” e “terra”. Il destinatore della creature, il garante del senso dell’esistenza viene inizialmente identificato nell’aldilà, nella realtà trascendente. Poi, a partire dagli anni Sessanta, è riconosciuto in terra: negli esseri umani stessi, artefici della perpetua metamorfosi dell’universo. Nella seconda metà degli anni Settanta riappare la figura del Dio-Padre trascendente, destinatore e salvezza per le vite terrene. Sul finire del millennio, l’ultima grande trasformazione: la distinzione tra trascendente e imminente si annulla. L’uomo torna ad essere creatore, ma con modestia, umiltà, nei propri limiti: è creatore e creatura, come tutti gli esseri del cosmo. Le oscillazioni? Avvengono in concomitanza con i grandi avvenimenti – tragici e distruttivi o lieti e costruttivi – del Novecento. Negli ultimi anni della sua vita Luzi esprime più volte timore per le vicende del mondo. Il poeta toscano non perde però la speranza : nella capacità dell’uomo di pensare, esprimersi, creare, ascoltare, capire. È l’humanitas, avverte l’ultimo Luzi, il valore fondamentale cui non si può rinunciare. |
| Andrea Pelosi |
Stile Novecento Saggi di stilistica e metrica da Leopardi a Svevo |
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| Andrea Pelosi è uno studioso notissimo nel mondo della filologia per il suo vasto studio (Metrica 1990) sulla canzone del Trecento, molto innovativo anche da un punto di vista metodologico. Negli ultimi anni ha affiancato al filone della indagine filologica quello che è raccolto in questo volume: una serie di studi dedicati alla letteratura dell’Otto-Novecento e dunque della modernità.
Alle due estremità di questo nucleo stanno due classici come Leopardi e Sereni. Tra di loro, Gozzano, Cardarelli, Tozzi e Svevo.
In tutti i sette saggi che compongono questo volume Pelosi cerca sempre un’idea forte nell’interpretazione dei testi e a quell’idea sottopone la sua ricerca rigorosamente finalizzata allo svelamento di meccanismi che rendono coerente la varietà del molteplice… |
| Franca Pellegrini |
La tempesta originale La vita di Alda Merini in poesia |
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| La tempesta originale è uno studio in forma monografica sulla vita e le opere di Alda Merini.
La prima parte, Sulla vita, si propone di ripercorrere la biografia della poetessa, modellata sugli scritti prosaici e poetici, attraverso le sue “ecchimosi d’amore”, come lei stessa definisce i suoi amori nell’opera Il tormento delle figure; amori che corrispondono, grosso modo, al suo percorso di vita.
La seconda parte, Sulla poesia, è dedicata a una lettura critico-interpretativa dell’opera di Alda Merini dal 1953 al 1987.
In chiusura del volume, sotto forma di appendice, è posta una tavola riassuntiva che riproduce in modo schematico, ma essenziale, la storia editoriale delle raccolte e delle liriche della poetessa. |
| Silvia Locati |
La rinascita del genere tragico nel Medioevo L’Ecerinis di Albertino Mussato |
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| La tragedia Ecerinis è considerata un fenomeno letterario, un unicum nell’universo letterario del primo Umanesimo; dopo l’incoronazione di Stazio, fu infatti la prima opera letteraria che ai primi del Trecento fu premiata con l’incoronazione a poeta del suo autore.
Vero antecedente dell’Ecerinis è l’Octavia di Seneca,; solo rapportandoci a questa praetexta riusciamo a cogliere la continuità del genere tragico che l’Ecerinis può rappresentare.
L’Octavia si offriva a Mussato come modello ideale. La figura di Nerone, efferato tiranno, si ripresentava infatti in tutta la sua crudeltà in Ezzelino. L’analisi comparativa delle due opere tragiche evidenzia le esigenze letterarie della ripresa di questo genere e la volontà dell’autore di cercare una forma letteraria che fosse veicolo di un messaggio politico contro la tirannide. |
| Luigi Peirone |
Significante e significato Ricerca linguistica e prassi dantesca |
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| Il volume è una raccolta di saggi, per la maggior parte inediti, in riferimento ad una tematica quanto mai ampia: si passa da ricerche analitiche riguardanti il testo dantesco ad indagini di carattere più specificamente diacroniche, continuando con riferimenti particolari alla semantica per volgere poi l’attenzione a nuove concezioni inerenti la logica e la loro possibile utilizzazione nel campo della ricerca linguistica.
In realtà, al di là delle pure apparenze, si rivela subito al lettore una salda unità di metodo che coinvolge tutti i contributi raccolti nel volume: la particolare attenzione al rapporto significante / significato, che funge da collante e fa sì che tutte le indagini qui comprese siano improntate nel loro insieme ad una dinamica ma incontestabile unità. |
| Giuseppe Stellardi |
| Gadda: miseria e grandezza della letteratura |
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| Corre voce che Gadda sia il massimo narratore del nostro Novecento; se schierarsi è facile, interrogarsi sulla sua grandezza impone invece un faticoso chiarimento, che finisce per coinvolgere il senso stesso dell’atto letterario.
Nel caso dell’Ingegnere, molte e diverse sono le posizioni critiche. Ma dopo ogni più vivace e polifonico dibattito, e a dispetto delle immancabili voci dissenzienti, viene sempre il momento in cui un certo modo di vedere e sentire un autore si attesta come dominante. Siamo forse in prossimità di un simile passo per Gadda. Tanto più cruciale, dunque, mettere in rilievo aspetti dell’opera (e più ampiamente della mens) gaddiana che un inevitabile assestamento esegetico potrebbe presto pervenire a minimizzare, o forse neutralizzare del tutto.
Tale è il proposito del libro: avvicinare Gadda in una prospettiva che ne salvaguardi l’originalità, l’unicità ma che contemporaneamente non rifugga dall’esigenza di un’ampia contestualizzazione storica e teorica; e, di pari passo, riaffermare il valore artistico e ideale di un’opera fra le meno facilmente classificabili e canonizzabili del secolo appena trascorso. |
| Ilaria Tufano |
“Quel dolce canto” Letture tematiche delle “rime” di Boccaccio |
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| La tradizione delle “rime” di Boccaccio si presenta policentrica e dispersa, in manoscritti per lo più quattro-cinquecenteschi, eccetto una compatta silloge di 103 rime raccolte nelle cc. 60 r.-80 r. (cui seguono varie carte vuote a parte il titolo ricorrente di «rime di Giovanni Boccacci») della cinquecentesca Raccolta Bartoliniana, presso l’Accademia della Crusca a Firenze.
La sezione della raccolta dedicata a Boccaccio si fonda sul testo perduto di Ludovico Beccadelli, dal testo di Brevio sono invece trascritti i due ultimi sonetti, uno dei quali è barrato perché compare già nel corpus precedente, con a fianco le varianti desunte di Brevio.
Nessuna rima di Boccaccio compare invece trascritta dal testo di Bembo. |
| Geneviève Van Brabant |
Accenti su Scribendi licentia di Cesare Ruffato Aspetti del dialetto padovano del’900 nella scrittura d’arte |
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| Cesare Ruffato, padovano, professore radiologo e radiobiologo, letterato e poeta, nei suoi otia ha da tempo suscitato forte interesse in lettori di professione e in nomi noti e meno noti della filologia e della critica.
L’attenzione della critica si sofferma soprattutto su alcuni particolari di lingua e di stile prediletti da Ruffato e inerenti al padovano e al veneto medio-borghese, soprattutto per quei passi che, a torto, potrebbero essere scambiati per bizzarrie “ermetiche” dell’autore.
Guidato dall’ispirazione poetica al servizio del cuore e del pensiero e da un robusto eclettismo – che è quello stesso del dialetto padovano – Ruffato è riuscito a darci in Scribendi licentia, un vasto corpus del suo neodialetto: il dialetto di Padova nella viva parlata quotidiana, ma frequentemente sollecitato e reinventato dal sogno sulla traccia di lacerti mnestici infantili e con volontari sbandamenti nell’italiano e in vari linguaggi settoriali. |
| Gillian Ania |
Paola Capriolo Mitologia, musica, metamorfosi 1988-1998 |
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| Questo volume rappresenta la prima monografia critica interamente dedicata all’opera della scrittrice milanese.
Paola Capriolo, romanziera, critica e traduttrice, irruppe sulla scena letteraria nel 1988 con la raccolta di racconti La grande Eulalia, opera prima che ricevette entusiastici consensi da parte della critica, riscuotendo al contempo, e con notevole rapidità, anche un considerevole successo di pubblico. La scrittrice fu considerata fin dal suo esordio una promessa, per il tocco intellettualmente raffinato, l’italiano elegante e la prosa evidentemente dotata di qualità poetiche.
Nel volume si è voluto esaminare i temi ed i motivi principali nell’opera della Capriolo, e quindi: l’esperienza religiosa o mistica, il labirinto, la musica, la metamorfosi; quest’ultimo è stato oggetto di una maggiore attenzione in quanto rappresenta un tema invariabilmente presente in ciascun romanzo esaminato. |
| Anthony Julian Tamburri |
| Narrare altrove: diverse segnalature letterarie |
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| Il volume offre al lettore, tramite una lente semiotica che si spiegherà di capitolo in capitolo, una interpretazione, per modo di dire nuova, delle opere discusse. Opere le cui strutture retorico-narrative sollecitano per l’appunto una lettura a prima vista fuorviante, la quale, a ripensarci una seconda volta, risulta tutt’altro che fallace e sottolinea nel contempo la significabilità del testo dal momento in cui esso viene a contatto col lettore. Il narrare altrove si riferisce, da un lato, agli scrittori, tutti quelli che per una qualche ragione, sono stati ispirati ad una retorica aldilà del solito atto ideologico-narratologico della cosiddetta tradizione italiana; dall’altro, il binomio ha pure come punto di riferimento questo nuovo componente segnico, un altro significato di “narrare”. |
| Luigi Peirone |
| Parole e lezioni dantesche |
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Il volume è una raccolta di saggi (per la maggior parte inediti) in riferimento alla problematica che investe sia il significato di singoli vocaboli, sia in modo più specifico certe lezioni del testo critico del Petrocchi.
La metodologia della ricerca non si allontana troppo da quella tradizionale, ma viene presentato materiale nuovo e guardato con occhi nuovi il materiale precedentemente usato per le indagini degli studiosi. Comunque sono stati conseguiti risultati nuovi; qualcuno addirittura in contrapposizione ad una tradizione critica che sembrava non ammettere alternative. |
| Roberto Salsano |
| AVANGUARDIA E TRADIZIONE |
| Saggi su Mario Verdone.
Con una nota di Mario Verdone |
| Il volume si compone di una serie di saggi riguardanti l'attività di Mario Verdone sia come scrittore che come critico delle Avanguardie. Nonostante l'ampio sviluppo d'una carriera letteraria iniziata sotto il segno augurale di una recensione ammirata da parte di Savinio alla prosa poetica "Città dell'uomo" (1941) e proseguita, lungo decenni, in vari generi: narrativa, drammaturgia, poesia, atti radiofonici, drammi per musica, Verdone è conosciuto soprattutto per la sua opera di rivisitazione storica e critica, essendone anche stato testimone attivo, delle avanguardie artistiche del primo Novecento, in particolare del Futurismo. Questo libro intende soffermarsi, invece, in primo luogo sull'attività creativa, senza però trascurare il Verdone saggista. Al ruolo, dunque, che il Futurismo come altre avanguardie storiche hanno assunto nella delineazione di caratteri precipui dello scrittore e dello studioso; non mancano di prestare attenzione, questi saggi, scegliendo alcuni testi (nella prima sezione di taglio creativo, nella seconda di taglio storiografico e saggistico) tra la vasta produzione offerta dall'Autore. Il risultato è di focalizzare quel rapporto tra personalità culturale e personalità poetica che, unificando una disposizione intellettuale a percorrere molteplici vie di sperimentazione, renda anche conto, tramite il filtro di un'esperienza personale, di certi nodi del "moderno" e di sue variazioni nel secolo che ci precede. |
| Bausi Francesco |
| PETRARCA ANTIMODERNO |
| Studi sulle invettive e sulle polemiche petrarchesche |
Il volume prende in esame un settore circoscritto della produzione latina del Petrarca (le invettive e le polemiche), ma si propone di tracciare, da questo particolare e privilegiato punto di vista, un compiuto ritratto della sua personalità intellettuale e di fornire un quadro complessivo del suo ambizioso progetto culturale. Le invettive, infatti, affrontano direttamente alcuni dei temi principali del dibattito tardo-medievale, e consentono dunque di ricostruire con precisione le linee fondamentali del “pensiero” petrarchesco, mettendone in luce la natura fortemente e polemicamente “antimoderna”. Nelle invettive tornano tutte le principali tematiche della riflessione petrarchesca: dalla polemica antiaristotelica e antiaverroistica a quella contro la città e contro la medicina, dalla svalutazione delle lucrose “arti meccaniche” all’esaltazione della solitaria vita campestre e dell’otium intellettuale, dall’elogio della poesia (intesa come una delle forme più compiute di filosofia morale) alla critica nei confronti della figura del moderno sapiente (il professore universitario di filosofia, teologia o medicina), dalla contrapposizione tra Platone e Aristotele (risolta, sulla scia di Agostino, a tutto vantaggio del primo) alla difesa della propria scelta filo-viscontea (dettata anche dalla sfiducia nelle magnifiche sorti e progressive delle democrazie comunali e della società mercantile borghese).
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| Cornelia Klettke |
| ATTRAVERSO IL SEGNO DELL'INFINITO |
| Il mondo metaforico di Daniele Del Giudice |
Nel volume l’autrice analizza l’opera letteraria di Daniele Del Giudice nella sua molteplicità; un’opera questa che rispecchia tanto la poliedricità della biografia dell’Autore quanto il suo grande interesse per le possibilità e le capacità conoscitive dell’uomo. Sullo sfondo dei romanzi e dei racconti di Del Giudice vi è una vasta conoscenza non solo teorica ma anche basata su esperienze pratiche e sempre intesa ad acquisire nuove cognizioni, che unisce in sé i mondi della filosofia, dell’arte e della letteratura con quelli della tecnica e delle scienze naturali.
Negli anni Ottanta Daniele Del Giudice si è messo alla guida di una nuova letteratura di carattere postavanguardistico, pur radicando la sua opera nella tradizione culturale italiana e individuandone alcuni principali poli di identificazione in una serie di autorità da Dante a Calvino, attraverso Tasso, Foscolo, Leopardi e Montale. Un’opera particolarmente interessante quella di Del Giudice intrecciata com’è in vario modo anche con il pensiero europeo e animata da pionieristiche concezioni filosofiche e letterarie del Novecento. |
| Natalie Dupré |
| PER UN'EPICA DEL QUOTIDIANO |
| La frontiera in 'Danubio' di Claudio Magris |
Magris scopre Trieste, la sua città natia, solo durante gli anni di studio a Torino; è stata proprio quell’assenza dei luoghi che avevano marcato la sua infanzia, a generare in lui un vago senso di nostalgia che ha proiettato il suo sguardo verso un altrove imprecisabile. Come afferma lo stesso Autore in Utopia e disincanto, senza l’esperienza della frontiera non sarebbero nati molti dei suoi libri.
Questo studio si propone di analizzare non solo il concetto di frontiera in uno dei maggiori esponenti della letteratura triestina contemporanea, ma anche le modalità con cui si manifesta e i costituenti sistemici che l’esperienza della frontiera irrora, invena ed irraggia nel testo. A questa concreta realtà di frontiera si ricollegano un più generale senso di mancanza di confini e il conseguente desiderio di circoscrizioni chiare. Danubio è retto proprio dalla tensione tra l’urgenza dell’autocircoscrizione, dell’individualità, da un lato, e il desiderio di trascendere i limiti del proprio Io dall’altro.
Alla “frontiera” di Magris la critica ha già dato ampio rilievo, soffermandosi soprattutto sull’esperienza delle frontiere triestine nel corso dei decenni; questo studio vuole invece riflettere particolarmente sulle implicazioni semantiche che ne derivano.
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| Martine Bovo Romoeuf |
| L'EPOPEA DI HORA |
| La scrittura migrante di Carmine Abate |
La scrittura della migrazione, diventata oggi in Italia un argomento ampiamente dibattuto, è al centro di questo saggio monografico sulla narrativa di Carmine Abate, lo scrittore calabrese discendente dall’antico popolo arbëresh fuggito dall’Albania nell’Italia meridionale che per secoli ha difeso la propria cultura. Abate, ricco di una sua personale esperienza di vita multiculturale affronta, spostandolo sul terreno della modernità, il problema dell’esilio e della conseguente difficile costruzione identitaria, facendo del recupero del patrimonio culturale e della memoria collettiva il punto di leva per accettare il presente e proiettarsi nel futuro. Il saggio di Martine Bovo rivela la presenza in tutta la narrativa di Abate di una dimensione epica che, come un filo d’Arianna, lega le varie opere dello scrittore, tutte incardinate, pur nella varietà delle trame, sulla dinamica memoriale e sul rapporto tra tradizione e modernità.
Centrale nella poetica di Abate è l’accettazione dell’ibridazione culturale sentita come ricchezza nella molteplicità, apertura sul mondo: accettare la propria creolità è “costruire l’essere armonico del mondo nella diversità”.
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| Guido Bonsaver |
| ELIO VITTORINI |
| Letteratura in tensione |
Dal fascismo rivoluzionario degli anni giovanili, alla lotta partigiana, sino alle polemiche con la dirigenza comunista nel dopoguerra, Elio Vittorini è stato uno scrittore per il quale militanza intellettuale e produzione narrativa sono sempre andati di pari passo. Per questo motivo la sua opera e la sua figura sono un passaggio obbligato per una comprensione del rapporto tra letteratura italiana e dibattito politico a metà del ventesimo secolo.
Questo studio, versione radicalmente riveduta e aggiornata di un precedente saggio in lingua inglese, ripercorre l’intero arco dell’opera di Vittorini prestando particolare attenzione alla sua continua interazione con il contesto sociale e politico. L’utilizzo di materiale archivistico inedito e la conoscenza specialistica dell’autore nel campo della censura libraria hanno permesso la rivalutazione di importanti episodi come l’attacco censorio al romanzo maggiore, Conversazione in Sicilia. La sezione conclusiva del volume è inoltre dedicata all’approfondimento di cinque tematiche attraverso le quali valutare il contributo di Vittorini alla letteratura italiana del Novecento.
Lo studio è introdotto da una prefazione di Demetrio Vittorini ed è accompagnata da una serie di immagini fotografiche, molte delle quali inedite.
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| Linda Pennings |
| POLEMICHE NOVECENTESCHE TRA LETTERATURA E MUSICA |
| Romanzo, melodramma, prosa d'arte |
Esiste il romanzo in Italia? Come definire la prosa d’arte? Il melodramma è la musica italiana per eccellenza? Servono ancora i generi artistici? Sono solo alcuni dei numerosi quesiti dibattuti negli ambienti letterari e musicali del Novecento italiano. Le polemiche artistiche entrano a far parte della memoria collettiva, sono i nodi della complessa rete di vicende culturali, che continuano a tornare alla ribalta sotto aspetti sempre diversi. Nei sei saggi raccolti in questo volume si indagano, da una varietà di prospettive, diverse polemiche incentrate sui generi letterari e musicali, con lo scopo di ricostruirne temi, sviluppi, personaggi. Ne emerge un panorama sfaccettato, in cui i dibattiti sui generi, come i generi stessi, si rivelano sempre cangianti, ambigui, pluridimensionali.
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| Luciana d'Arcangeli |
| I PERSONAGGI FEMMINILI NEL TEATRO DI DARIO FO E FRANCA RAME |
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In cinquant’anni di vita sulla scena Dario Fo e Franca Rame hanno accompagnato con una moltitudine di personaggi lo scorrere e il mutare della vita politico-sociale italiana contemporanea. Quello che era nato come teatro “borghese”, perfettamente inserito nell’ottimistico clima culturale dell’Italia che si preparava al boom economico a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, si è trasformato lentamente in teatro “politico”, militante negli anni Settanta, per arrivare al teatro “sociale” e civilmente impegnato degli ultimi anni. Questo volume segue l’articolarsi dei temi nell’opera della coppia, ed in particolare l’evoluzione che ha portato un cambiamento radicale nei suoi personaggi femminili, cambiandone il ruolo in scena. Con il loro lavoro, staccandosi dalle convenzionalità precedenti, la “compagnia” Fo-Rame ha consegnato per la prima volta nella storia del teatro una parità al ruolo comico femminile, permettendo e in qualche modo re-insegnando alle donne a ridere di loro stesse, a riappropriarsi della rappresentazione della loro fisicità, della loro sessualità, a vedere il ridicolo, il comico, il grottesco nella loro condizione di mogli, madri, amanti, figlie.
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| Susanne Winter |
| REALTA' ILLUSORIA E ILLUSIONE VERA |
| Le fiabe teatrali di Carlo Gozzi |
Nel Settecento Venezia non fu solamente la città del teatro per eccellenza ma anche il centro dell’acceso dibattito sul teatro. La cosiddetta controversia fra i protagonisti della vita teatrale veneziana, Carlo Goldoni e Carlo Gozzi, viene spesso presentata nelle storie della letteratura e del teatro nella forma riduttiva di una semplice e ricorrente polemica. Mentre Goldoni e la sua riforma teatrale trovano un consenso critico pressoché unanime, prevale nei confronti di Gozzi un giudizio negativo: Gozzi, il reazionario difensore ad oltranza della Commedia dell’arte contro Goldoni portavoce del rinnovamento teatrale.
Questo saggio si propone di abbattere tali pregiudizi e di vedere nelle Fiabe teatrali di Gozzi un effettivo controprogetto in relazione alle commedie di Goldoni e al teatro illuminista. L’originalità della fiaba teatrale e la modernità della concezione del teatro gozziano spiccano decisamente sullo sfondo del contesto teatrale italiano del Settecento.
In una specie di ars combinatoria le Fiabe teatrali portano in scena la problematica della conoscenza della realtà e della distinzione tra conoscenza vera e presunta, mettendo in discussione il principio di razionalità.
Non meraviglia pertanto che proprio Carlo Gozzi sia diventato un punto di riferimento nella ri-teatralizzazione del teatro nell’Ottocento e nel Novecento.
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| KLETTKE CORNELIA |
| LE POSSIBILI VITE DI UN ARTISTA |
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