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Collana Opera prima - Esordi di saggistica letteraria
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| Marco Menicacci |
| LUZI |
| Il demone filosofico |
L’interesse di Mario Luzi per la filosofia è precoce: precede addirittura quello per la poesia. La strada, poi, è stata quella della letteratura, ma un personale e potentissimo “demone filosofico” ha accompagnato il poeta lungo tutto il suo percorso umano e artistico. Partito da un senso di disagio e insofferenza di fronte al panorama filosofico dell’Italia degli anni Trenta e, insieme, da una forte passione per la filosofia antica, Luzi sviluppa un affascinante discorso speculativo in crescita, articolato e implicante, che lo porterà a mezzo secolo di distanza dall’esordio della Barca su posizioni in linea con quelle del “pensiero debole”. Oltre a far luce su un aspetto fondante e ineludibile di uno dei massimi poeti del Novecento, il saggio di Menicacci intende espressamente contribuire ad una critica dialogica e sempre meno settoriale, oltre le demarcazioni di territorio e gli sbarramenti che spesso sussistono fra letteratura e filosofia. |
| Cristina Gucciarelli |
| TOZZI |
| Il figlio in croce |
“Perché fare i figliuoli crocifissi?”, scriveva Federigo Tozzi alla fidanzata, confidandosi, in una lettera del 1907. Ed è dai tempi del giovanile carteggio di Novale che il rispecchiamento cristico, tra esperienze del vissuto quotidiano e filtri culturali, in Tozzi si impone, si fa scrittura: “Poi mi sono sbarbato, con una riga di sangue giù per il collo, che mi faceva assomigliare a un crocefisso di Sano di Pietro”. Il saggio di Cristina Gucciarelli ripercorre e interroga, muovendosi con fine acribia in tutto l’arco della produzione letteraria tozziana, l’ampia e variegata casistica delle attestazioni e delle ricorrenze, figurali e simboliche, di croci e crocifissi. Ne derivano un’implicante discussione critico-interpretativa e la messa a punto di una personale chiave di lettura dell’autore senese. Cristologica sofferenza dell’esistere e umane possibilità di salvezza verificate sulla pagina, dunque: da Tre croci alla novella Il crocifisso, dalla “crocettina d’oro consunto” che la madre di Pietro Rosi porta al collo in Con gli occhi chiusi alla spiazzante “cristologia del padre” che è dato cogliere ad apertura del Podere. |
| Chiara Breschi |
| TRINCI |
| Profilo di un poeta |
Già a partire dai suoi esordi del 1985, il pistoiese Giacomo Trinci è apparso uno dei più accreditabili poeti italiani del panorama letterario contemporaneo. Lo studio di Chiara Breschi esamina l’intera produzione dell’autore, ripercorrendone gli sviluppi secondo un criterio diacronico teso a far risaltare, tra variazioni di tipo sperimentale e crescite di maturità, i tratti distintivi di una originalissima, presto riconoscibile e compatta poetica. Emergono l’incessante ricerca linguistica e il costitutivo culturalismo che sostengono i versi di Trinci e si rende nel contempo apprezzabile, per via di figure ricorrenti, una ben definita e affascinante linea della poesia. Da Cella a Voci dal sottosuolo, da Resto di me a Senza altro pensiero, la poesia di Trinci si rivela così una scrittura in continuo divenire che pur tuttavia preserva la sua vocazione primigenia all’ascolto di sé e del mondo. Ed è proprio il colloquio con le «voci» a risultare la sostanza profonda della sua opera: una grande messinscena di vicende e destini del reale che, attraverso una forte disponibilità al molteplice che è insieme scavo dell’«io», realizza la sua autentica, dolorosa e esaltante, chiamata dell’arte. |
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