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Collana Filologia e ordinatori

Jürgen Rolshoven - Alessio Fontana
CONCORDANZE DELLE POESIE ITALIANE DI ANGELO POLIZIANO

Il volume, che inaugura la collana “Filologia e ordinatori”, contiene la prima completa concordanza dei componimenti poetici, scritti in volgare, da Angelo Poliziano. Obiettivo dei curatori, facilitare e rendere più celere il lavoro filologico sull’opera in esame con l’impiego del computer, elaborando concordanze che rispondano alle seguenti caratteristiche: 1) la completezza, di qui la scelta di elaborare tutte le poesie dell’autore; 2) la riproduzione di un massimo d’informazione, in modo che i contesti contenenti la parola-chiave abbiano la maggiore ampiezza possibile, in genere corrispondente a due o tre versi circa. In questo le Concordanze di Poliziano si contraddistinguono dalle altre opere che verranno via via analizzate nella collana, le quali (anche per motivi tecnici) si contentano di rendere come contesto il verso in cui è contenuta la parola-chiave; 3) la rappresentazione ottica della struttura del verso, facilmente individuabile attraverso l’uso di un doppio spazio che ne delimita l’inizio e la fine; 4) la leggibilità che, nel caso specifico non si basa solo sulla disposizione tipografica della parola-chiave (posizionata al centro della riga e in grassetto), ma anche sull’utilizzazione della serie di caratteri usata nell’originale delle edizioni del testo; 5) la compattezza, ottenuta con l’utilizzazione razionale dello spazio sulla pagina; infine, 6) l'ordine lessicografico italiano.

[Pietro Aretino]
SCRITTI DI PIETRO ARETINO NEL CODICE MARCIANO It. XI 66 (= 6730)

Il volume raccoglie per la prima volta compiutamente gli scritti di Pietro Aretino esemplati nel Codice Marciano It. XII 66 (=6730) alcuni dei quali editi e assai noti, altri rimasti più in ombra. Manomesso dagli studiosi delle patrie lettere fin da quando era prezioso arredo della biblioteca di Apostolo Zeno, messo a partito con frequentazione assidua soprattutto alla fine dell’Ottocento, tornato in onore in questi ultimi anni specialmente a frutto degli studi ruzantiani, il Codice è una delle più significative sillogi letterarie manoscritte compilate in area veneta all’inizio del Cinquecento.
Merito del libro Scritti di Pietro Aretino, a cura di Danilo Romei, l’opportunità di offrire al lettore tutti i componimenti, editi, inediti o rari, in maniera finalmente integra e completa, di restituire alla luce una silloge d’importanza singolare, pur con le sue attuali mutilazioni, nella storia testuale dell’opera aretiniana ma anche che di documentare una tappa speciale nell’itinerario biografico e letterario dell’autore cinquecentesco. 

AA.VV.
NUOVE PROSPETTIVE SULLA TRADIZIONE DELLA "COMMEDIA"
Una guida filologico-linguistica al poema dantesco

Il volume, curato da Paolo Trovato (ordinario di Linguistica italiana a Ferrara), raccoglie all’interno di un progetto unitario, una ventina tra capitoli e appendici documentarie stesi da studiosi giovani e meno giovani quali: Bordin, Brandoli, Franceschini, Geymonat, Giunti, Guidi, Pomaro, Praloran, Pulsoni, Romanini, Sanfilippo, Sanguineti, Trovato e Veglia.
La prima parte dell’opera offre gli strumenti indispensabili per seguire le questioni sul tappeto: gli elenchi dei manoscritti in discussione con ipotesi aggiornate di datazione e localizzazione; le “famiglie” di manoscritti della Commedia fin qui individuate dalla filologia otto-novecentesca. E relative sigle.
La seconda parte affronta problemi di carattere generale, quali il diverso tasso di riproduzione nelle diverse aree della penisola e l’identificazione delle mani di alcuni tra i copisti più antichi della Commedia, mettendo a disposizione degli studiosi due strumenti di lavoro utili per una classificazione di massima di qualsiasi testimone manoscritto: i loci di Barbi (1891) e quelli discussi più estesamente da Petrocchi (1966).
La terza parte punta ad approfondire le conoscenze della lingua e della prosodia del poema, con analisi stratigrafiche dei manoscritti di Francesco di ser Nardo, della sottofamiglia pisana Ash-Ham, del Madrileno e del Riccardiano-Braidense. Un capitolo inoltre è dedicato alle caratteristiche del ravennate trecentesco, giacché Ravenna fu - con ogni probabilità – il luogo nel quale, per conto dei figli di Dante, vennero esemplate le prime copie.
Infine, la quarta parte del volume propone una serie di approfondimenti filologici su vari aspetti della tradizione (il gruppo del Cento; il Cortonese e i suoi affini; manoscritti «antichissimi» e perduti di cui si sono salvate le lezioni caratteristiche in postillati del Cinquecento; la tradizione del “capitolo” di Jacopo Alighieri).

LESMU - Lessico della letteratura musicale italiana 1490 - 1950

Che cos’è il LesMu?
Il LesMu è un dizionario elettronico contenente circa 22.500 schede lessicografiche, per un totale di oltre 3.600.000 parole.
La banca dati
- le opere schedate sono 800, comprese tra la fine del 1400 e la metà del 1900
- ogni scheda è suddivisa in campi diversi, al massimo 29, tutti interrogabili singolarmente o in combinazione
- l’elenco completo delle opere, ordinabile per autore o per data, è accessibile sia dall’interno di ciascuna scheda, sia in formato cartaceo
- la banca dati è corredata di circa 2000 immagini
- raccoglie oltre 8000 lemmi, ciascuno dei quali è corredato da una definizione
Il programma di interrogazione. Il programma usato è il DBT (Data Base Testuale), realizzato da Eugenio Picchi (Pisa, CNRRequisiti minimi di sistema per il funzionamento del software LesMu-DBT
- Sistema operativo: Microsoft Windows 98, ME Millennium Edition, XP (Home Edition e Professional)
- 128 MB RAM
- 500 MB minimo di spazio di memoria libero su hard disk.

Guglielmo Gorni
REPERTORIO METRICO DELLA CANZONE ITALIANA DALLE ORIGINI AL CINQUECENTO (REMCI)
Il Repertorio Metrico della Canzone Italiana dalle Origini al Cinquecento – del quale si propone, per le citazioni correnti, l’acronimo REMCI – è la traduzione a stampa, da supporto informatico, di un ingente censimento. Il lavoro di schedatura, che ha assunto via via ambizioni di sistematicità, si estende dal 1968 ai giorni nostri. Il titolo colloca agli estremi cronologici le Origini e il Cinquecento, fino a Torquato Tasso. Si offre così, per la prima volta, la possibilità di abbracciare un panorama storico globale della lirica italiana di stile alto, panorama che, pur avendo ambizioni di completezza, è ben conscio dei propri limiti e dichiara apertamente le proprie scelte repertoriali. Si offre anche la possibilità di una conoscenza tecnica della morfologia della canzone, competenza ovvia per i letterati di un tempo, ma vero e proprio recupero per i nostri studi. L’esame di tante schede gioverà a dare una misura inedita al petrarchismo operante nella tradizione lirica italiana. Testure e trame che si potranno esaminare da vicino: «quant’al mondo si tesse, opra d’aragna / vede» (Petrarca, Rvf 173, 6-7).











AA.VV.
LA FILOLOGIA DEI TESTI D'AUTORE
Atti del Seminario di Studi (Università degli Studi di Roma Tre, 3-4 ottobre 2007)

Il volume raccoglie gli atti del II° convegno della Società dei Filologi Italiani tenutosi a Roma, nel mese di ottobre dell’anno 2007 presso l’Università degli Studi Roma Tre, grazie all’iniziativa del Dipartimento di Italianistica.
Gli incontri degli studiosi di Filologia hanno il preciso scopo di fare il punto sulla situazione della disciplina attraverso lo scambio d’informazioni e di opinioni, di raccontare frammenti del proprio lavoro e dare voce ai più giovani.
Questo convegno, dal titolo La filologia dei testi d’autore, rimette in pista, con una nuova formula ingegnosa, quell’aspetto della disciplina che nei manuali è iscritto sotto il titolo sbrigativo Filologia d’autore, che troppo spesso elide il messaggio di “testi passati per le mani dell’autore”, cioè manoscritti o stampe maneggiati attraverso una vastissima gamma d’interventi documentati: primi getti, belle copie con varianti, varianti alternative o sostitutive, variazioni sospese e interrogative, redazioni multiple, doppie o triple stesure insieme a quelle nativamente in fieri e inventate forse per essere non-finite, come i Trionfi o le Grazie, bozze corrette e stampe in movimento, insomma tutto quanto sostituisce alla nozione statica di “opera” chiusa quella dinamica di “processo".

Osamu Fukushima
AN ETYMOLOGICAL DICTIONARY FOR READING DANTE'S DE VULGARI ELOQUENTIA
Dante Alighieri (1265-1321) fa intravedere il suo De Vulgari Eloquentia nella sua opera Convivio che fu completata nel marzo 1306 (cfr. Convivio, I. V. 9-10): Onde vedemo ne le cittadi d’Italia, se bene volemo agguardare, da cinquanta anni in qua molti vocabuli essere spenti e nati e variati; onde se ’l picciol tempo così transmuta, molto più transmuta lo maggiore. Sì ch’io dico che, se coloro che partiron d’esta vita già sono mille anni tornassero a le loro cittadi, crederebbero la loro cittade essere occupata da gente strana, per la lingua da loro discordante. Di questo si parlerà altrove più compiutamente in uno libello ch’io intendo di fare, Dio concedente, di Volgare Eloquenza. D’accordo con questa citazione possiamo facilmente capire la profonda perspicacia di Dante circa la natura del linguaggio stesso, come ad esempio le variabili vicissitudini della lingua. Un po’ più ambiguo il perché Dante usi il latino nel suo trattato. In termini di introspezione linguistica la sua risposta così intuitiva porterebbe ad un ricorso al latino in quanto sua lingua madre. Questo è un dizionario etimologico che pone il latino e il greco al centro delle lingue indo-europee; su di essi si basano l’italiano, il francese, lo spagnolo, il tedesco e non ultimo l’inglese che sono qui comparati da vari punti di vista etimologici. Il testo affronta inoltre in modo diffuso argomenti grammaticali e sintattici come proprietà linguistiche nominali e pronominali quali persona, genere, numero e caso, proprietà linguistiche verbali come tempo, aspetto, modo e voce ed elementi sintattici come causativi, conversioni, un accusativo con un infinito e costruzioni impersonali.
Fabrizio Franceschini
TRA SECOLARE COMMENTO E STORIA DELLA LINGUA
Studi sulla Commedia e le antiche glosse

Il volume raccoglie otto saggi stesi dall’autore tra il 1998 e il 2008 e dedicati alla Commedia e ai suoi antichi commenti.
Il primo saggio, inedito, esamina il ruolo di Beatrice nei canti XV, XVI e XVII del Paradiso, spesso sottovalutato dalla critica. Anche in rapporto al modello semiologico del De vulgari eloquentia, l’autore analizza le comunicazioni verbali e non verbali tra Cacciaguida, Dante e Beatrice e le strutture discorsive attraverso le quali viene posta e risolta la questione cruciale dei tre canti, cioè l’assunzione da parte di Dante della sua missione profetica e poetica. In tale analisi si fa ricorso alla semiotica, alla pragmatica e alla linguistica moderne; come mostra il secondo capitolo, anche una delle più lucide interpretazioni del canto di Ugolino, condotta nel 1826, si basa sulla linguistica e sulla semiotica dell’epoca.
I contributi seguenti riguardano aspetti storico-documentari: si evidenzia come i vari scenari in cui gli antichi commentatori collocano il suicidio di Pier delle Vigne si dispongano lungo l’itinerario seguito da Federico II dopo l’arresto del logoteta; come le bizzarre o devianti glosse del Buti sulla presa di Caprona, su Matelda e Beatrice e sul destino di Firenze profetizzato da Cacciaguida trovino motivazione nelle condizioni storico-politiche della Pisa di fine Trecento, in cui il Buti stesso svolgeva funzioni politiche e diplomatiche.
La seconda parte del volume comprende quattro studi linguistici che analizzano certe voci dantesche e le diverse chiose con cui le accompagnano, in rapporto alla loro provenienza geografica e competenza linguistica, gli antichi commentatori. Si esaminano organicamente le chiose linguistiche di Guido da Pisa, riallacciandole all’ispirazione generale del suo commento. Si offre infine un’analisi linguistica e stratigrafica dei testimoni tosco-occidentali della Commedia noti come Ash e Ham.

Osamu Fukushima
AN ETYMOLOGICAL DICTIONARY FOR READING DANTE'S LA VITA NUOVA

La Vita Nuova è la prima opera letteraria composta da Dante Alighieri, probabilmente fra il 1292 e il 1294, prima dell’inizio della sua attività politica nel 1295.
L’opera comprende un corpo di suoi trentuno sonetti e una serie di sue note esplicative in prosa relative alla composizione degli stessi.
La lingua usata da Dante non è il latino, come sarebbe stato naturale aspettarsi, ma il toscano di allora, cioè il dialetto italiano parlato in Toscana dove Dante era nato e cresciuto.
Nonostante l’immenso contributo di Dante a elevare il suo dialetto toscano fino alla lingua comune italiana dei tempi moderni, la sua lingua, sia in versi che in prosa, rivela ancora molta influenza esercitata dal latino.
Dunque il principale interesse dell’autore nel comporre questo dizionario è stato di mettere in luce i latinismi di Dante dal punto di vista del suo manierismo letterario sia nella sintassi che nei termini lessicali usati nell’opera La Vita Nuova.

Osamu Fukushima
AN ETYMOLOGICAL DICTIONARY FOR READING BOCCACCIO'S TRATTATELLO IN LAUDE DI DANTE

Giovanni Boccaccio (1313-1375) è considerato uno dei principali autori nel panorama letterario trecentesco in Italia, dove la superiorità linguistica della lingua latina era ancora persistente.
Egli dedica un importante tributo a Dante Alighieri (1265-1321) con una delle sue ultime opere, Trattatelo in Laude di Dante, poiché egli considera Dante la sola persona che audacemente si oppone alla dominazione della lingua latina acclamando come maggiormente importante la lingua del vernacolo cioè il toscano di allora.
Boccaccio dichiara il suo autentico sostegno a Dante nell’opera quando dice:
Sono similmente a questo paone li piè sozzi e l’andatura queta: le quali cose ottimamente alla Comedia del nostro auttore si confanno, perciò che, sì come sopra i piedi pare che tutto il corpo si sostenga, così prima facie pare che sopra il modo del parlare ogni opera in iscrittura composta si sostenga; e il parlare volgare, nel quale e sopra il quale ogni giuntura de la Comedia si sostiene, a rispetto dell’alto e maestrevole stilo letterale che usa ciascun altro poeta, è sozzo, come che egli sia più che gli altri belli agli odierni ingegni conforme. L’andar quieto significa l’umiltà dello stilo, il quale nelle comedie di necessità si richiede, come color sanno che intendono che vuole dire «comedia». - 226.

Osamu Fukushima
AN ETYMOLOGICAL DICTIONARY FOR READING BOCCACCIO'S FILOSTRATO
Giovanni Boccaccio (1313 - 1375), che è conosciuto fra gli studenti di letteratura inglese come uno degli autori che maggiormente hanno influenzato Geoffrey Chaucer e William Shakespeare, è considerato uno dei più creativi autori del mondo letterario del Trecento in Italia, dove la superiorità linguistica della lingua latina è ancora persistente. Egli rende il più alto tributo a Dante Alighieri (1265 - 1321) contribuendo con uno dei suoi ultimi lavori e cioè Trattatelo in Laude di Dante, poiché Dante è proprio la persona che si è fortemente opposta al dominio del latino sostenendo la maggiore importanza della sua lingua vernacolare, cioè il toscano di quel tempo. Infatti Filostrato, che è una delle prime opere napoletane del Boccaccio, probabilmente nel 1335, è scritto in vernacolo, sebbene, da un punto di vista sintattico, l’ablativo assoluto della lingua latina è molto evidente, come si può ben vedere nella seconda parte dell’opera. Il titolo Filostrato sembra essere stato inventato proprio da Boccaccio: Filo che viene dal greco phileîn “amare” e strato che deriva dal latino stratus che è il participio passato di sternere “abbandonato”, così che il significato letterale è “un uomo che è abbandonato dall’amore”. Filostrato è considerato un poema narrativo, composto da nove parti con 5704 righe secondo la maniera dell’epica classica e cioè il verso di ottava alessandrina e quindi una riga di sei piedi o dodici sillabe.
Osamu Fukushima
AN ETYMOLOGICAL DICTIONARY FOR READING BOCCACCIO'S TESEIDA

Teseide, cioè Un racconto di Teseo, che è considerato come una principale ispirazione del Racconto del Cavaliere di Chaucer nei Racconti di Canterbury, è stato scritto probabilmente intorno al 1340-42 quando Giovanni Boccaccio (1313-1375) si trovava a Napoli. Esso è composto di dodici libri con oltre 15.000 righe alla maniera dell’epica classica, vale a dire i versi dell’ottava Alessandrina, cioè una riga di sei piedi o dodici sillabe. Alla fine del suo ultimo e dodicesimo libro Boccaccio offre la sua sincera dedica alle Muse componendo tre tipi di poesia mentre dà un’approvazione senza riserve del suo vernacolo italiano. Questo libro vuole essere soprattutto una traduzione letterale inglese affinché la lingua e la fraseologia di Boccaccio possano essere appieno apprezzate. Il sincero augurio dell’autore è che quest’opera sia generosamente ben accolta da tutti coloro che amano sia la lingua che la letteratura e, specialmente, le lingue indoeuropee come il greco antico, il latino, l’italiano, il francese, lo spagnolo, il tedesco e ultimo, ma non meno importante, l’inglese, che viene adesso considerato come lingua internazionale.

Rinuccio Aretino
PENIA

La fabula Penia rappresenta il tentativo pionieristico di portare Aristofane in Occidente: si tratta infatti della traduzione latina parziale del Pluto aristofaneo (ca. vv. 403-626) - ma arricchita di richiami autobiografici e mitologici- opera del giovane Rinuccio Aretino, ospite in terra di Creta (1415-6) per approfondire il proprio greco. L’edizione critica, che recupera quasi integralmente il manoscritto Balliolensis 131, con prefazione di Antonio Stäuble, è accompagnata da traduzione italiana, note, e preceduta da un ampio saggio introduttivo, nel quale si mettono in evidenza elementi autoriali dell’umanista, anche in un confronto con la testimonianza indiretta della Descriptio insulae Candiae di Cristoforo Buondelmonti e con l’approccio al Pluto di Leonardo Bruni.














Osamu Fukushima
AN ETYMOLOGICAL DICTIONARY FOR READING BOCCACCIO'S DECAMERON Vol. I (Proem – The Third Day)

Il Decamerone, cioè “La storia di dieci giorni”, è indubbiamente uno dei più eccezionali e influenti capolavori letterari nel mondo. Si dice sia stato scritto fra il 1348 e il 1353 e appartenga all’ultimo e più maturo periodo della vita creativa di Giovanni Boccaccio nel suo vernacolo.
È da rimarcare come, contrariamente al prevalente stile letterario della letteratura europea di quei tempi, tutte le storie nel Decamerone siano scritte in prosa e non in versi.
Si può sicuramente affermare che queste storie risalgono agli inizi della carriera letteraria di Boccaccio, ma la selezione, sia delle cento storie che della storia-quadro di tre uomini e sette giovani donne, data intorno al 1348, quando l’autore comincio a comporre il Decamerone.
Per quanto concerne la lingua usata da Boccaccio nella sua opera, si nota subito che ci sono molti latinismi nel lessico.
È anche subito evidente che egli fa un innumerevole uso di: (1) (lunghi) avverbi, (2) (lunghi) superlativi e (3) avverbi superlativi. Dal punto di vista sintattico un ablativo assoluto latino è di gran lunga il segno più distintivo anche in quest’opera.

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