LA PAROLA DELL’ESILIO

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La strategia di comunicazione organizzata da Dante dopo l’esilio è l’oggetto, relativamente inesplorato – fino a oggi – di questo studio.

Si tratta di una strategia evolutiva che tiene conto tanto del lettore a cui Dante aspira a rivolgersi quanto della figura autoriale, costantemente adattata alle circostanze biografiche e ai nuovi moventi della sua scrittura.

Per ricostruirsi come individuo e come scrittore, l’esule fiorentino manovra la propria parola in modo da farle assumere una valenza esegetica in grado di orientare a vari livelli di senso la lettura dei suoi scritti. Il lettore è così costretto a seguire una direzione ermeneutica costantemente “sorvegliata” da volontari e consapevoli indicatori interni, predisposti in modo che proprio attraverso di essi l’autore si costruisca a livello umano e riconfiguri il proprio posizionamento letterario e morale di exul inmeritus.

L’opera maggiore, per il suo carattere di somma coerente del pensiero autoriale, tende a ridurre in ombra i punti di giuntura e le tappe costruttive che hanno portato lungo i quattro lustri dell’esilio al suo finale compimento. Per cogliere nel suo procedere questa doppia evoluzione, è necessario quindi che i lettori di oggi ripercorrano l’opera dantesca nella sua successione cronologica a condizione di estrapolarne la Commedia.

COD: 62907d76dd32 Categoria:

Informazioni aggiuntive

Autore

Sabrina Ferrara

Anno

2016

Edizione

Pagine

364

Isbn

978-88-7667-544-7

sottotitolo

Autore e lettori nelle opere di Dante in esilio

Collana

Strumenti di letteratura italiana