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tradizione in forma

AA.VV.
Selezione e (de)costruzione del canone letterario
(978-88-7667-714-4)

Quando è stata l’ultima volta che abbiamo sfogliato un’antologia? Magari quel libro di poesia ricevuto in regalo a Natale oppure il manuale scolastico per preparare l’esame di maturità? Spesso non ci rendiamo conto che nella vita quotidiana siamo circondati da antologie (dal greco ‘raccolta di fiori’), ovvero collezioni di oggetti testuali di raffinata bellezza o utilità intrinseca, come il cofanetto con l’opera completa di Montale o una recente ristampa della Bibbia.
Un sistema letterario è contraddistinto da dinamiche di selezione e organizzazione, trasformazione e interazione; una comprensione più articolata di tali meccanismi può venirci dalla presa in considerazione dell’ampia e variegata gamma di “forme collettanee” che circolano all’interno di questo sistema. È pressoché impossibile immaginare che una tradizione letteraria non abbia elaborato i propri valori organizzandoli in qualche “fior da fiore”. Anche per questo motivo l’antologia è uno degli oggetti più interessanti attraverso cui studiare questioni come ‘periodizzazione’, ‘selezione e formazione del canone’, ‘rapporti tra ermeneutica e storia’, ecc. Eppure, una pratica testuale così strategica solo raramente è stata oggetto di ricerche autonome.
Questo volume intende proporre una serie di percorsi di ricerca sui rapporti fra forme collettanee e tradizione letteraria, concentrandosi in particolare sul genere dell’antologia, attraverso riflessioni teoriche e studi di caso appartenenti alla storia letteraria italiana.
All’interno i saggi di Carmen Van den Bergh, Bart Van den Bossche, Salvatore Ritrovato, Vera Horn, Toni Marino, Beáta Tombi, Eszter Papp, Linda Garosi, Martina Damiani, Fabrizio Fioretti, Ilaria de Seta, Laura Vallortigara, Marialaura Simeone, Sandro de Nobile, Claudia Crocco, Bart Dreesen, Eliana Moscarda Mirkovic, Nicoleta Calina.

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Sergio Bozzola
La forma poetica dell'Ottocento
(978-88-7667-582-9)

In questo libro si propone di rileggere i poeti maggiori e minori dell’Ottocento per verificare le vicende della forma poetica italiana in una sua fase cruciale: quella della sua crisi e della sua progressiva decadenza, verso il rinnovamento formale della modernità. Viene così preso in esame nel suo insieme per la prima volta l’autunno del classicismo italiano, verificato mediante il contatto ravvicinato con i testi poetici, da Leopardi ai primi anni del nuovo secolo. I segnali di questa crisi sono talora minimi e quasi impercettibili, altre volte evidenti se non proprio esibiti: nel primo caso rappresentano i primi sommovimenti criptici, le scosse preparatorie del sisma che travolgerà la forma e la cultura europea fra Otto e Novecento; nel secondo caso ne sono una sorta di anticipazione programmatica e libresca (i primi esperimenti di verso libero). La metrica e la lingua divengono così il terreno elettivo di una interpretazione complessiva della forma poetica italiana all’alba della modernità.

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Elisa Tonani
Interpunzione e strategie tipografichenella letteratura italiana dal Novecento a oggi
(978-88-7667-446-4)

Punteggiatura d’autore prosegue un percorso nella punteggiatura letteraria italiana avviato con Il romanzo in bianco e nero (Firenze, Cesati, 2010), spostando l’attenzione su un tipo di testi in cui segni d’interpunzione, bianchi tipografici e relativa mise en page sono fortemente esposti e concorrono all’espressività stilistica, alla carica formale esibita e a volte fortemente deviata rispetto allo standard linguistico-grammaticale.
La prima parte è infatti dedicata ad alcuni casi di prosa narrativa novecentesca (Tozzi, Landolfi, Delfini, Gadda, Manganelli, Bufalino) caratterizzati da una forma complessa e marcata, quando non propriamente espressionista, alla quale corrispondono l’impiego inedito, l’attribuzione di funzioni diverse (es. valori desueti) a segni interpuntivi della tradizione, l’innovazione di procedure destinate poi a diventare comuni.
La seconda parte pone al centro la poesia dagli inizi del Novecento a oggi (da Ungaretti agli autori del xxi secolo, passando per Montale, Sereni, Caproni, Luzi, Zanzotto, Giudici, Sanguineti), nella quale un’accanita lavorazione della scrittura coinvolge tutti i dispositivi grafico-visivi: dallo sfruttamento della mise en page, del bianco e dei segni d’interpunzione – intesi sinergicamente ad assecondare oppure a contrastare la sintassi, le strutture metriche, le ricorsività foniche, la rete semantica del testo – a una valorizzazione della lineetta senza precedenti nella tradizione scrittoria italiana; dall’invenzione di segni nuovi all’accumulo o al posizionamento di segni tradizionali in luoghi e congiunture inedite, all’abolizione dell’interpunzione all’interno dei testi e anche nei luoghi liminari, spesso parallela alla devianza da regole ortografiche forti (assenza della maiuscola in attacco o dopo punto fermo).
Anche questo libro, dunque, privilegia fenomeni di ‘punteggiatura bianca’ e di ‘punteggiatura nera’ che agiscono da attivatori di funzioni stilistico-espressive – stavolta meno discrete e più potenti di quelle esaminate nella precedente, fortunata fatica dell’autrice dedicata alla narrativa di stile medio –, e svolgono in modo nuovo, e a volte addirittura negano esplicitamente, il tradizionale valore di interruzione e collante tra i vari livelli della lingua (soprasegmentale, sintattico, semantico, pragmatico, testuale ecc.). Si vede qui come questa varia e apparentemente neutrale segnaletica concorra a costruire un rinnovato spazio e tempo del testo letterario moderno grazie al suo comportamento molto più libero ed esibito rispetto a un’interpunzione “normale”, e contribuisca a ridefinirne, soprattutto in poesia, la specificità formale, in passato evidenziata da regole accessorie dedicate (lingua colta, metrica, rime ecc.) e oggi, con la crisi degli istituti tradizionali, a rischio di perdita di quella riconoscibilità immediata e preliminare che per secoli ha contraddistinto la scrittura in versi.

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(978-88-7667-671-0)

Immagine cardine delle lotte femministe, la sorellanza ha ricevuto negli ultimi decenni una nuova attenzione critica nei più svariati ambiti. Cinema, serie tv, arti figurative e performative, ma anche psicanalisi e sociologia, dialogano con la letteratura nell’indagine di una relazione tutt’altro che univoca. Nella sua duplice forma, elettiva e di sangue, il rapporto sororale è presente sin dai testi fondativi della letteratura occidentale, attraversa la tradizione e porta con sé differenti situazioni, motivi e geografie. Il volume Sorelle e sorellanza scandaglia le complessità di questo legame in un percorso che va dall’Iliade alla quadrilogia di Elena Ferrante, passando per Virgilio, Dante, le rimatrici del Cinquecento, le fiabe dei Grimm, Jane Austen, Grazia Deledda e altre autrici contemporanee. Ad ampliare lo spettro di questa indagine, centrale l’apporto del femminismo, in particolare l’eredità lasciata dai gruppi di autocoscienza degli anni Settanta, e uno spaccato sull’arte contemporanea con le performance collettive dagli anni Ottanta ai nostri giorni. Completano il quadro i contributi offerti dalla psicoanalisi, dalla filosofia e dal cinema con il capolavoro di Víctor Erice, confermando la disseminazione e la fecondità del tema della sorellanza.

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Edoardo Buroni
La «forma ideal, purissima» del melodramma italiano
(978-88-7667-464-8)

Artista dalle due anime, Arrigo Boito nella sua produzione ha unito il genio del poeta e quello del musicista. Non a caso, ancora giovanissimo studente del conservatorio di Milano, l’autore diede prova di sapersi esprimere sia con l’arte dei suoni sia con quella delle parole componendo Il quattro giugno e il ‘mistero’ Le sorelle d’Italia e, più tardi, dedicandosi al melodramma; genere assai in linea con il concetto scapigliato dell’«arte dell’avvenire», ovvero l’idea di un’arte che includesse in sé tutte le sue manifestazioni particolari, dalla musica alla poesia, dalla pittura alla danza, dalla scultura alla recitazione.
Il volume di Edoardo Buroni propone di analizzare la figura del Boito librettista, uno studio che si colloca inevitabilmente a cavaliere di più discipline: la linguistica, anzitutto, punto focale dell’analisi, ma anche la musicologia e la drammaturgia, senza le quali, come si vuol dimostrare, sarebbe impossibile o quanto meno limitante e parziale considerare gli stessi aspetti dello stile poetico dell’autore. Il risultato è un percorso guidato alla lettura analitica del testo verbale integrato che mette in luce le caratteristiche principali dell’estro linguistico di Boito sul piano fonomorfologico e morfosintattico, contraddistinto per una sempre maggiore evoluzione verso tratti più innovativi, dal gusto per le forme ricercate ed erudite all’estrema cura nel selezionare una forma in base al contesto. Quanto al lessico, invece, un rilievo del tutto speciale è riservato ai dantismi – voci come  attoscare (Mefistofele), dismaga (Amleto), grifagna (La Gioconda) – come numerosi sono anche i lasciti della tradizione petrarchesca e di quella cinquecentesca. L’apertura a varietà più innovative e insolite per la lirica italiana è testimoniata, invece, dall’ampia messe di voci che afferiscono a diversi registri e repertori: si spazia dai settorialismi, quali i termini marinareschi che compaiono ad esempio nella Gioconda e in Otello (amarra, artimone, brigantino, gomèna, palischermo, rostro), ai regionalismi e ai colloquialismi, spesso di matrice più propriamente comica, e infatti presenti soprattutto in Iràm e Falstaff o in passi particolarmente espressivi di altre opere (ciuschero, infardarsi, gotto, grullo, guindolo, scappolare, tanghero). D’accordo con le considerazioni di Massimo Arcangeli, l’opera di Buroni, dunque, mostra in maniera evidente la “coerenza anomala” che caratterizza la produzione boitiana, la sua costante e consapevole tensione tra ancoraggio al passato e volontà di battere nuove strade poetiche (e musicali).

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AA.VV.
Essays on Italian Prose. Narrative and Theatre
(978-88-7667-622-2)

Partendo da esempi tratti dalla grande tradizione letteraria mondiale, il volume esamina rapporti, differenze e punti di contatto tra due generi di scrittura: le opere teatrali e le opere di narrativa. Quale il legame tra pagina scritta e il parlato, recitato sul palcoscenico? Nucleo centrale del testo sono le teorie e le discussioni nate nel corso del convegno dell’American Association of Italian Studies che si è tenuto a Zurigo nel maggio del 2014. Il volume è diviso in quattro sezioni: la prima, più generale, presenta il tema trattato da quattro differenti angolazioni – archetipo, teorico, storico e di genere; la seconda si focalizza sul ruolo del teatro in letteratura; la terza indaga gli “incroci”, le mescolanze stilistiche e tematiche tra parola scritta e parola recitata; infine la quarta che, a specchio rispetto alla seconda sezione, propone una riflessione sul teatro di narrazione, una nuova forma di espressione che ha trovato linfa anche in Italia con Dario Fo, Ascanio Celestini, Marco Paolini e Marco Baliani.

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